RASSEGNA STAMPA RECENSIONI: QUORE HIDALGO PICARESCO (2010)

RASSEGNA STAMPA CODEINA RECENSIONI E NEWS DI:

QUORE HIDALGO PICARESCO

– KATHODIK (4/5) 
Nonostante il gruppo sia nato nel 1998, con questo disco i nostri esordiscono sulla lunga distanza. Aspettare tanto ne è valsa la pena. Il risultato è infatti ottimo, anche perché il trio brianzolo è andato a registrare il disco al Red House Recordings di Senigallia (An), con David Lenci in consolle. E si sente!! Il suono è compatto e tirato a lucido. In dieci brani i Codeina sfarinano tutto il loro sapere in materia di grunge, stoner, noise e blues-core. Per gli appassionati di questi generi è proprio un bel sentire e quindi è consigliatissimo l’acquisto, dato che chitarre distorte e malate ed una base ritmica sempre possente e preparata sono la formula perfetta per l’ottima riuscita di questo disco, che non ha cali, ma è sempre in progressione ed intriga in continuazione grazie alla capacità dei tre musicisti di tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore.
Uno dei migliori esordi italiani del 2010

Vittorio Lannutti
– OUTUNE
I Codeina sono un trio lombardo che solo adesso, dopo 12 anni di attività, riesce a pubblicare il proprio album di debutto. In questa sede non c’interessa approfondire se tale ritardo sia imputabile a difficoltà materiali oppure a una precisa scelta della band, quel che conta è che questi anni sono stati spesi bene, a giudicare dall’eccellente qualità di “Quore – Hidalgo Picaresco”.
Abbiamo a che fare, infatti, con tre musicisti parecchio affiatati e dalle ottime qualità, che in tre quarti d’ora riversano un flusso sonico spesso e compatto, plasmato nella forma di un alternative rock che guarda, principalmente, al grunge originario e allo stoner, senza però farsi mancare pulsazioni doom, passaggi vicini allo sludge e accelerazioni garage – punk. L’incipit del disco, affidato a “Ridi Pagliaccio” (l’aria d’opera di Leoncavallo non c’entra davvero nulla), è di quelli che non si scordano: un feedback chitarristico introduce riff possenti e pesanti che fanno incontrare/scontrare Nirvana e Soundgarden, mentre i Kyuss osservano la scena; è già uno dei punti più alti del lavoro, che nella title – track, dal passo implacabile e minaccioso, quasi alla Melvins, ne fa registrare un altro. Molto interessante è anche “Carnevali E.”, la canzone più ricercata e raffinata del cd: ancora una volta sono protagonisti i Soundgarden, ma questa volta mediati dai Tool periodo “Undertow”; spicca soprattutto il bellissimo lavoro di basso e un continuo cambio di prospettive che rendono il brano interessante nella sua interezza. Altri momenti di assoluto pregio si rilevano nella nervosa e veloce “Piorrea”, stoner dal retrogusto punk che omaggia Nebula, Karma To Burn e altri eroi ‘minori’ del rock del deserto, mentre nella conclusiva strumentale “Tesla Vs Marconi” saltano fuori addirittura Shellac e Don Caballero a far del suono dei Codeina una progressione geometrica che sfocia, ancora una volta, in una coda stonerosa.
L’album ha davvero pochi punti deboli; questi ultimi possono esser rintracciati in una produzione non sempre all’altezza, soprattutto per quanto riguarda le parti vocali, e in alcuni pezzi leggermente carenti sul piano dell’inventiva ( cfr. “È Tutto Grasso Che Cola” e “Lasa Con Codeina”), altrimenti sempre brillante e mai banale. Ciò nonostante, la bravura del complesso nello scrivere canzoni dal sound grasso, spesso, saturo e al contempo orecchiabile fa di “Quore” una delle migliori uscite italiane (e non solo) dell’anno. Come diceva il profeta Guido Angeli, provare per credere.

Stefano Masnaghetti

– ROCKSHOCK (4/5)

I Codeina non sono un semplice power-trio. Da Milano mirano a incendiare il mondo con Quore – Hidalgo Picaresco, un ottimo di stoner-alternative-metal cantato in italiano.
Power trio milanese, i Codeina picchiano duro. E lo fanno mescolando la migliore tradizione dell’alternative di matrice americana con alcuni suoni e strutture tipiche del metal e dello stoner.
Kyuss, Black Sabbath, Tool, Nirvana, qualche spruzzata di math-rock: sono solo alcune delle influenze immediatamente riconoscibili in Quore – Hidalgo Picaresco, l’ottimo lavoro dei Codeina, che riescono anche a piegare la lingua italiana a sonorità che normalmente invece siamo abituati ad ascoltare cantate nella lingua d’Albione.
Abbiamo parlato delle loro influenze, ma ridurre i Codeina all’ennesima band di epigoni sarebbe un grave errore.
Sono tante e tali le idee di prima mano del combo milanese, infatti, che la dignità di quest’album e di questa band è di assoluto rispetto. Non solo. Quore è un disco da godersi – a tutto volume – senza alcun timore reverenziale verso più blasonate band internazionali. Anzi. Rispetto ad altri lavori dello stesso filone qui si nota un rispetto e una ricerca della melodia altrove sacrificato in nome della sola potenza (che qui pure non manca).
Auguriamo di cuore anche ai Codeina di guadagnarsi presto un posto al sole in un panorama tanto affollato quanto bisognoso di band come questa, ovvero di musicisti appassionati, bravi a suonare e con tante idee.
Complimenti e in bocca al lupo.
P.S.: a voler fare le pulci a Quore – Hidalgo Picaresco, c’è da segnalare una registrazione non ottimale e che penalizza il cantato. Ma è un peccato che non guasta il piacere dell’ascolto dell’album.

Massimo Garofalo


– ROCK REVOLUTION

Rock/Grunge dal milanese: ecco i Codeina
Ce lo siamo chiesti: dove siete stati per tutto questo tempo?
Escono allo scoperto i Codeina con un album d’esordio che si piazza senza difficoltà tra i migliori dischi che la nostra redazione abbia ricevuto. Con “Quore Hidalgo Picaresco” la band, nata nel 1998, s’è fatta attendere: il gioco valeva la candela… I Codeina si rivelano e senza freni esplode quel forte carattere di cui sono dotati, lasciando con il fiato sospeso e senza parole, in senso positivo ovviamente.
Il sound, asciutto e tosto, dimostra come la band abbia voluto scendere in campo con forte motivazione ed una chiara intenzione che è quella di sfondare. Ci riesce, l’impressione è proprio quella! I Codeina propongono sonorità che richiamano parecchio la tradizione grunge che vede in Seattle la sua patria, ma con un’importantissima novità: l’uso della lingua italiana. Suona strano, eppure i Codeina ci sono riusciti ad inserire la nostra lingua all’interno di un contesto musicale in cui l’inglese era la lingua quasi “d’obbligo”. Tutti i presupposti ci sono per definire i Codeina con l’attributo dei “Nirvana Italiani”. Dieci brani di natura fortemente travolgente, dieci intensi pezzi pronti a soddisfare il desiderio dei fan che hanno atteso questo meraviglioso disco. Che altro dire? Il trio milanese ha prodotto un disco vincente, originale e ricco di punti di forza. Un disco in grado di travolgere letteralmente gli animi ed elettrizzare l’atmosfera lasciando una scia di adrenalina nell’aria, un disco che sa essere leggero e privo di elementi che possano appesantirlo. I Codeina sono un disegno musicale ormai solido e spesso, una firma, un marchio; un carattere giustamente ambizioso che presenta una band fiera del proprio lavoro.
I meritati complimenti non possono mancare certo dalla redazione di Rock Revolution che ha apprezzato particolarmente l’album. Un solo suggerimento: non fermatevi qui.

Ida Parlavecchio

– LOUDVISION (8/10)

Ci vuole un fisico bestiale

A volte è solo questione di fisico, e per ascoltare “Quore” sicuramente ci vogliono tutti gli attributi al posto giusto.
Gruppo italiano, che getta le sue radici nel suolo milanese (Precisamente da Arcore, “purtroppo”, come scrivono nel loro sito MySpace), capace di creare un album che una volta in play risulta difficile interrompere.
Giri di basso oscuri che accompagnano chitarre straboccanti di rock affilato, tipo giacche di pelle consumate, polvere e autostrada nella notte del deserto.
Le canzoni “Piorrea” e “Tesla E Marconi” sono l’apice della capacità del corpo di assorbire decibel distorti sotto forma di note.
Suonano in tre ma producono rumore in grado di spezzare i palazzi a metà (E non è cosa da poco).
Davvero singolare anche il testo di presentazione della band sulla loro pagina MySpace, dove si descrivono con frasi ironiche, reali e dannatamente loud.
I Codeina hanno tutte le carte in regola per viaggiare a fari spenti nella notte con il motore che inghiotte la sabbia di questo deserto musicale.

Alessio Basile

 

– ROCKAMBULA (4/5)

Cuore e muscoli: elementi di un apparato di sangue che circola velocemente in sinuose, ruvide e accattivanti strade lastricate di rabbia ed esplosioni martellanti.
“Quore – Hidalgo Picaresco” è disseminato di riferimenti che si amalgamano in miscele perfette e definite.
Un disco dai suoni non scontati, evocativo certo, ma da leggere su più piani, in modo da farsi trascinare velocemente come se foste entrati in un ascensore impazzito che cambia velocità ad ogni giro.
I Codeina sono musicisti capaci e lo dimostrano apertamente, anche quando si cimentano in melodie meno brutali che sicuramente avvalorano il cantato e che terrei sempre in considerazione nei lavori futuri.

Luigi Guerrieri



– CANTINE.ORG

In estate le giornate volano ma sembrano non voler finire mai. Ci si accorge quando in piena notte si è ancora al volante della propria auto, quando le strade sembrano tutte uguali e le luci delle altre macchine iniziano ad irritare gli occhi. Allora ti affidi ad un cd, lo supplichi di portarti sano fino a casa, di farti compagnia ancora un po’.
E’ così che nella mia testa ha preso spazio “Quore Hidalgo Picaresco” il nuovo album dei Codeina, band lombarda formata da Mattia Galimberti, Emanuele Delfanti ed Emiliano Maggioni.
Lo stampo indie lo si avverte in pieno, te lo schiaffano in faccia e la cosa riesce molto bene, visto le chitarre grezze e scure che mietono scalpore e ritmo allo stesso tempo.
La strada è buia, serve volume per stare desti in questi posti fatti solo di risaie asciugate, serve “Ridi pagliaccio” l’open track dell’album.
Un pezzo aspro, nudo e crudo, dal riff imponente, direi azzeccato! Va bene così mi ripeto, portatemi a casa ragazzi.
E’ la volta di “Quore” e, subito dopo, “E’ Tutto Grasso Che Cola”, dai tratti grunge della Seattle di inizio anni ’90, ancora chitarre prerompenti, ancora volteggi ritmici. Non posso stare fermo, tengo il tempo, picchio sul volante, i Codeina hanno il sopravvento, non cercavo altro.
Non c’è sosta né respiro fra i loro pezzi, distruggono noia e buio attorno, ne sono la prova “Carnevali E” e “Piorrea”, per poi addentrarsi nella profondità di “La Eco”, forse il pezzo più “oscuro” dell’intero album.
“Lasa con codeina” rimbalza sulla falsa riga dei pezzi precedenti, incendiaria e ben strutturata.
Il tragitto è quasi finito, le vie sono a me più famigliari, riconosco i posti: sono quasi a casa!
Allo stesso modo, in “Peristalsi”, il pezzo più grunge e “Nirvaniano” dell’album, mi sento fra vie musicali vicine e accomodanti, sound che riscopro dopo molto tempo.
Sì i Codeina decisamente hanno il sopravvento.
L’ending track “Tesla vs Marconi ” è un pezzo strumentale, i Codeina sembrano voler lasciare qualcosa d’incompiuto, ci lasciano la porta aperta e l’acquolina in bocca.
Intanto mi hanno accompagnato fino a casa, la giornata si può considerare finita eppure le note di “Quore hidalgo picaresco” continuano a battere incessantemente.
A domani Codeina.

Pablo P.

– BLOG DI MYGEISHA RECORDS

I Codeina
Ci vuole così poco per stupire e colpire!!!
I brianzoli Codeina lo fanno spedendomi una confezione a dir poco sorpendente (distinguendosi immediatamente dal mare di cd che mi sta arrivando un po’ da tutta Europa)…
L’intelligenza è un dono raro e il fatto che quando la incontro sia sempre accompagnata da un talento fuori dall’ordinario è una costante…
il fatto vero è che questi oltre ad essere delle persone intelligenti sono dei folli assoluti e quindi dei potenziali “serial killer”, ahahahaha…
al momento per l’assetto interno della nostra microscopica label non mi è possibile produrre quello che è già, di fatto, un disco (perchè quello che sta girando nel mio lettore proprio una demo non è!), di sicuro mi sento di fare i migliori auguri a quella che mi pare essere una delle migliori realtà che mi è capitato di ascoltare ultimamente e se fossi in loro cercherei al più presto di contattare i miei amici W Santa Claus per cercare di realizzare con loro un meraviglioso split che comprerei immediatamente.
Unica pecca: il cantato in italiano… e un alone di esasperata paranoia che cercherei di stemperare nelle prossime cose.
Per inciso: “Piorrea” è da brividi, e sopratutto il bassista vi lavora sopra con inusitata bravura… e se lo dovessi recensire, senza alcuna indecisione lo catalogherei come uno dei migliori cd grunge realizzati nel “Bel Paese”.

 

 

– ROCK E I SUOI FRATELLI

Codeina, una questione di “Quore”

Tra le numerose realtà indipendenti con cui Rock e i suoi fratelli sta venendo a contatto, ci siamo imbattuti con piacere nel disco di una band che viene (ebbene sì) da Arcore. Si chiamano Codeina, e in quanto a cavalli nel motore, sono davvero ben messi.Il disco di cui si parla si intitola “Quore – Hidalgo Picaresco” ed è un full lenght che sa di rabbia e sudore.
Non parliamo di novellini: sulle scene dalla fine dei ‘90, dal sound del quartetto emerge chiara la propria identità ed esperienza. Non un disco acerbo dunque, ma un bel compendio di ciò che hanno da dire, andando dritti al bersaglio che si sono prefissati. Un disco che macina come un trattore, e travolge quello che ha intorno. Anni ‘90 si diceva: di sicuro è da lì che vengono, e queste chitarre grezze ce lo confermano. Punk nell’attitudine, stoner, garage, grunge nei suoni, con una vena psichedelica che non guasta affatto. Si parte con Ridi pagliaccio, dal sound compatto e il ritornello liberatorio. Uno a zero per loro, e palla al centro. Quore allenta un poco il tiro, ma siamo lì: il brano trascina, virando dal noise alla psichedelia, ed è un ottimo gancio per la magnetica E’ tutto grasso che cola. Piorrea pare sintetizzare l’intero album. I suoni gravi si miscelano ad aperture chitarristiche che virano al post rock, ma il ritornello richiama alla tradizione punk , per un totale di due minuti e mezzo. Molto apprezzabile la sperimentazione de La eco, che dà al disco aperture insperate. Lasa con codeina è efficace e diretta nella sua semplicità, mentre Peristalsi strizza l’occhio all’indie rock, pur mantendendo un sound deciso, ed è forse il pezzo più orecchiabile. Chiudono il disco l’eclettica Vitupera e la strumentale Tesla vs Marconi, forse i brani più convincenti dell’intero lotto. Peccato solo per i volumi delle voci, troppo bassi nel complesso, che rendono poco chiara la comprensione dei testi ( in italiano); una scelta comunque coerente con l’attitudine del disco. Questo è quello che hanno da dire i Codeina.
Si potrà obiettare che queste sonorità non aggiungono molto a tutto ciò che è già stato scritto. Ma noi crediamo che per suonare un genere, bisogna saperlo fare bene e con personalità, e loro ce lo hanno dimostrato. E tanto basta.
Quore – Hidalgo Picaresco ha il sapore di: Benzina sul fuoco

Fabio Piccolino

– STAYPUNK (4/5)

Non tutti i miei amici, purtroppo, hanno i miei stessi gusti musicali. Se io passo per quello che non ascolta altro che martellamenti vari e gente che urla, è pur vero che alcuni di loro sono degli incorreggibili freakettoni. In particolare queste differenze si fanno sentire quando ci capita di fumare assieme. Fumare canne intendo.
C’è questo mito dominante, che personalmente detesto, che quando si fuma si debba ascoltare reggae o comunque musica “leggera” e piena di vibrazioni positive di sticazzi come funky o cose simili. A me piace, quando sono leggermente stonato, mettere su a bel volume qualche disco pesante e di atmosfera, possibilmente con una bella registrazione nebbiosa e un po’ low fi.
Adoro per esempio in queste situazioni i Black Sabbath, il primo bellissimo album dei Marlene Kuntz, lo stoner. I Codeina avranno, da ora in poi, una parte importante in questa colonna sonora. Bel lavoro!

Ivano
– HEARTOFGLASS

A questi ragazzi di certo non manca l’ironia: «i Codeina sono quanti questi anni: Mattia (chitarra e voce), Emanuele (basso e cori), Emiliano (batteria). Il primo ha 4 anni in più del secondo e il doppio in più del terzo. Il secondo ha 27 anni». Prendete carta e penna e fatevi qualche conto, oppure lasciate perdere e concentratevi sulla loro musica, potente e secca come una mascella di alligatore delle Everglades.
Uno stoner deframmentato da scenici colpi di underground putrido, a limare cambi di tempo spesso ipnotici, istintivi eppure così perfetti. Un rock d’asfalto, denso di echi e feedback, un amabile basso depravato danza sopra le carcasse morenti di un indie che non ha mai convinto questi ragazzi. Chitarra di matrice seventies ruggisce tra riffs e power chords, la batteria è addestrata ad uccidere, in bilico tra un metal classico e un hardcore resuscitato al terzo o quarto giorno.
Quore è la condensazione di una rabbia urbana, dai pugni d’asfalto, dalla nebbia umida che devasta le ossa: niente sentimentalismi per chi sente il vuoto e l’oblio a qualche isolato da casa. Un cuore tuttavia non svuotato né insensibile, anzi, ardente di tensione, fulgore da killer seriale, metodico nel confezionare urla e pensieri, in comodi pacchetti regalo. Nel frullatore delle influenze, ci stanno i primi debosciati Melvins, alcune escursioni HC da San Francisco, un pizzico di underground di madre italica, molto fuzz alla Mudhoney e cambi di tempo onnipresenti: ecco il vostro centrifugato multivitaminico per una colazione più!
Ridi pagliaccio è la “generation-against” che viene espulsa con la stessa violenza di un proiettile di precisione, colpisce i punti giusti, ed è letale quando trapassa la carne ed arriva al punto, senza troppi complimenti. La tittle-track è un bagno di vomito nel quale annaspare con il fiatone, claustrofobica e lunatica dal suo petulante basso al roboante terremoto della batteria.
Periferica al metal (o comunque ad una forma certamente nuova di metallo da tavola periodica) è Piorrea, un infezione lenitiva dalle velocità esorbitanti e dal groove ipnotico, mescalinico; Peristalsi 3.0 assume più i contorni di un garage/grunge ripulito da retorica e cori da stadio, tuttavia orecchiabile nel chorus ma brulicante di rabbia e di frustrazione. Vitupera ricalca le orme destrutturate di un aggressivo rock da scantinato umido e buio, raffermo nella sua crosta dura, il resto è a vostra scelta: dai rintocchi elettro-post-punk di E’ tutto grasso che cola, al rock made-in-italy di La Eco
Un album potente, tirato, da ascoltare con i denti stretti, in grado sicuramente di svuotarvi dalla tensione … dal cantato teatrale.

Poisonheart



– ROCKIT

Volendo prendere per buona la vecchia e abusata dicotomia cuore/cervello, si può senz’altro dire che la musica dei Codeina appartiene alla categoria “musica che viene dal cuore” (o dal “Quore”), ma anche da un po’ tutte le altre viscere, comprese quelle meno romantiche, e titoli come “Piorrea” o “Peristalsi 3.0” la dicono lunga in proposito. Musica di cuore e stomaco che mira ad arrivare dritta a cuore e stomaco, come ogni produzione di stoner-grunge rude e maschio che si rispetti. Arrangiamenti rombanti e roboanti che spesso e volentieri sovrastano la voce fino a rendere incomprensibile gran parte dei testi (ma si colgono sprazzi di “saliva amara”, “voce stridula e rancida”, “non fumare che ti cadono i denti”, a proposito di roba viscerale), sezione ritmica sempre in primo piano, power ballad a metà album per tirare il fiato prima della furiosa volata verso la chiusa senza parole e molto hard anni 70 di “Tesla Vs Marconi”. Con qualche scivolata nello stereotipo e un po’ di eccessi di pomposità, i Codeina hanno comunque fatto un più che dignitoso lavoro, che non faticherà a trovare estimatori fra i cultori di Tool e affini.

Letizia Bognanni

 

– UNDERGROUND WEBZINE (7.5/10)

Il trio di Arcore (MI) merita tutta la mia ammirazione, da amante del Grunge e dello Stoner, credo che “quore” sia davvero un buon prodotto, un disco che per alcuni aspetti compositivi può risultare acerbo ma per niente banale, l’aspetto che da voglia di risentire più volte le canzoni è proprio la varietà sonora dei singoli strumenti , in alcune canzoni regnano sovrani i Fuzz dai Sostain spinti a manetta oserei dire “verso l’infinito ed oltre”, i flanger e i delay usati in maniera davvero intelligente in quasi tutto il cd. Quore ricorda davvero tanto gruppi come: Nirvana per gli urli squarcia gola , gli ultimi Fu Manchu per le linee di voce/cori e per quanto riguarda le chitarre non posso non citare i Mudhoney. Non mi piace concentrare parole o far focalizzare l’orecchio solamente su alcuni brani , ma canzoni come “ridi pagliaccio”, “è tutto grasso che cola” e “i carnevali e.” meritano una lode. Spero di sentir presto parlare di questi ragazzi, e di avere il piacere di conoscerli in qualche live.

Mr. Wood Violent-stonerhard

– ONDAROCK (7/10)

Attivi dal 1998, i tre lombardi Codeina, malgrado il nome possa far supporre l’esatto contrario, non intrattengono rapporti troppo evidenti con le sottigliezze introspettive dello slowcore, affondando piuttosto i denti in uno stoner-rock roccioso e possente, scolpito con riff grezzi che si lasciano ritorcere da un drumming ossessivo ed ansimante. Se osservando la struttura compositiva di brani come “Peristalsi 3.0” e “Piorrea” può venire in mente un certo approccio quintessenzialmente “hommeiano” alla materia rock, tendente alla vertigine psichedelica (la bellissima “Tesla Vs. Marconi”), quello che colpisce è il senso di nevrosi e la sguaiataggine tagliente e velenosa di un sarcasmo che si dibatte senza scampo tra il macabro e il paranoide. Nella loro dettagliata biografia i tre sostengono di aver perforato varie pelli di grancassa durante i concerti e, persino, di aver una volta investito il compenso di un’esibizione per “dissetare” il pubblico. Dei gentiluomini fuori di senno a cui va tutta la nostra stima.

Francesco Giordani


– NERDSATTACK (3.5/5)

Un decennio sulla “strada” per i brianzoli Codeina che arrivano a ‘Quore’ con tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio all’interno di quel manipolo di band che fanno del “rombo” e del credo stoner la ragione di vita. Cupi e asfissianti si muovono tra le ombre lunghe lasciate dalla Seattle più malata (AIC) e le detonazioni che hanno reso la musica del deserto un simbolo indelebile di cui andare fottutamente fieri. Se si eccettua la dispensabile ‘La Eco’ (davvero fuori luogo), ciò che si dimena prima e dopo, è un monolite rabbioso, lento per incedere, dolente per forza d’urto. Se si decide di scegliere di battere questi territori, è così che ci si deve donare. Anima e corpo.

Emanuele Tamagnini

– ROCKACTION (7/10)

Ammetto di aver provato subito simpatia per i Codeina. Sarà per questo nome così genuinamente provocatorio, sarà per il loro suono così sfascione ed eccessivo, sarà per altri mille motivi ma non appena abbiamo ricevuto in redazione il cd con le note biografiche di questi tre matti ho pensato che c’era proprio bisogno di un po’ di sano, anzi di insano rock.
Mattia, Emanuele ed Emiliano, sono tre ragazzi di Arcore (poveri loro…) la cui età può essere dedotta da una complicatissima operazione matematica che francamente mi sono risparmiato ma da come picchiano sugli strumenti direi che sono giovani, forti ed incazzati. Prima di girarci troppo intorno affibbiamo loro la classica etichetta senza falsi intellettualismi : Grunge ! Si proprio così, in questi anni di nu nu wave, folktronica, nu folk ecc. , i Codeina, con la classica formazione basso/chitarra/batteria, non suonano altro che una miscela di rock, metal, crossover che la definizione grunge sintetizza al meglio. Per carità non ci troviamo davanti a dei nostalgici degli anni ’90 che cantano in un inglese trascinato solo per copiare il compianto Kurt, i Codeina cantano in italiano e a differenza di molti hanno trovato i giusti arnesi per levigare una lingua tanto spigolosa ed ostica, e questo è uno dei loro maggiori meriti. Ascoltandoli oltre ai già menzionati Nirvana e Seattle bands varie, vengono in mente i primi Metallica (“Ridi pagliaccio”), Neil Young (“Quore”) i Racounters (“E’ tutto grasso che cola”) i Rage Against the Machine (“Carnevali E.”) ma anche i Verdena, gli Afterhours ed il Grignani di FABBRICA DI PLASTICA ( non abbiate pregiudizi, è un gran disco !).
Eppure in mezzo a tutti questi feedback e riverberi, spicca una canzone sulle altre: “La eco”, come una perla grezza mostra potenzialità assenti negli altri pezzi, una melodia acida ed appiccicosa ed un testo perfettamente amalgamato al suono.
Bravi ragazzi ! Ma piano con lo sciroppo per la tosse…

Patrizio Schina

– IMPATTO SONORO

I Codeina vengono da Arcore e hanno bisogno assoluto di tutta la nostra solidarietà. E’ come se un indiano vivesse in un deposito di lenzuola provenienti dall’Inghilterra, fresche di lavaggio in qualche vasca piena zeppa di bacilli. È evidente che gran parte della loro rabbia, un elemento omogeneo in tutto il disco, mostrata in primis dalla voce di Mattia proprio nella formidabile apertura di Ridi pagliaccio, provenga dall’esagerata vicinanza con il male assoluto, quel rassicurante e diabolico personaggio che tutto quello che tocca lo trasforma in una cazzata da commedia sexy anni ’70. le dicerie tuttavia, non hanno nulla a che fare con Quore. 
Questo non è album per festini in villa o utilizzabile come accompagnamento per barzellettieri da piazza, ma un prodotto genuino che nessun premier con parrucchino e fondotinta sciolto potrà offuscare. Un esordio in piena regola che è un’azzeccata miscellanea di sonorità hard doverosamente debitrici verso le aride fattezze stoner degli ultimi tempi, ben riassunte in Vitupera, e un innato moto rallentato in La eco che, tuttavia, assume caratteri abbastanza oscuri da vomitare quasi una potenza sotterranea inarrestabile. A leggere il titolo ironico del disco si può pensare ad uno scherzo goliardico da veterani del demential-rock, salvo poi ricredersi all’ascolto e dover riconoscere la grande vena artistica di questi tre ragazzi che suonano come fossero sei. Un buon progetto da testare assolutamente dal vivo e da misurare con precisione millimetrica, senza distrazioni, soprattutto nelle ripetitive ma abbastanza fantasiose linee di basso in Piorrea, che più che un avvertimento sembra un imperativo materno: “non fumare che ti cadono i denti” o nei voli ritmici di Lasa con Codei na che a paragone con altri brani ugualmente cattivi sembra quasi una parentesi grunge poco azzeccata, ma godibile. Un episodio voluto o una botta di culo, non si è capito bene. Volendo “sommare” ci troviamo di fronte ad un lavoro compatto che si muove quasi sempre su un unico binario ben definito, un’amalgama hard-stoner che i nostri devono aver imparato quasi a memoria data la grande precisione con la quale si propongono.
La rabbia è l’elemento che da vita a questo Quore e ben si esprime nei lamenti nineties della voce, un acuto sopra le righe rispetto a tutto il resto, vale un premio per durezza e la curiosità di averli di fronte on stage. I Codeina hanno gettato, con poderosa violenza, il Quore oltre l’ostacolo. 

Lorenzo Tagliaferri

– ALONEMUSIC (7/10)

I Codeina sono di Arcore. I Codeina sono tre ragazzi di 31, 27 e 23 anni (se ho fatto bene i calcoli). I Codeina esistono dal 1998, e attraverso vari cambi di line up (sennò il giovinetto avrebbe iniziato quantomeno precocemente) sono arrivati a quella attuale. Cosa fanno i Codeina? Siccome io odio le classificazioni per genere, vi dirò che sono un qualcosa che sta a metà tra l’alternative rock acido e distorto, una buona dose di grunge fine 90 ma con una produzione che rende i suoni decisamente più massicci e una voce pulita e bassa che ogni tanto tradisce l’origine geografica. Ci piacciono i Codeina? Ci piacciono. Sono bravi? Sì. Sanno quello che fanno? Sì. Suonano fuori dalla Lombardia? Chissà. Nel caso in cui, andremo a sentirli. Per il momento questo QUORE – Hidalgo Picaresco io lo consiglio, se avete voglia di sentire qualcosa di poco modaiolo magari, ma efficace. Il cuoco consiglia: Carnevali E. (quanto li avete sentiti i Pearl Jam ragazzi?) e Quore su tutti
Se vi piacciono: Pearl Jam, Sonic Youth, Nirvana, Verdena…ma non solo

Daria


– NOIZE ITALIA

I Codeina sono l’ennesimo esempio di come si possa suonare alternative rock, cantato in italiano, in modo davvero apprezzabile e convincente, senza cadere in melodie per forza riflessive e puntando dritto all’obiettivo, colpire senza troppi fronzoli l’ascoltatore. La band milanese, giunta al primo disco sulla lunga distanza (non mi dilungherò sulla bio perchè dovete andarla a leggere sul myspace della band perchè merita di essere letta), punta molto sull’impatto sonoro, creando un bel muro sonoro, fatto si di una base alternative rock ma profondamente influenzato da stoner e garage, ognuno piuttosto incattivito e distorto.
“Quore Hidalgo Picaresco” è un disco passionale, in cui si apprezza e si avverte tutta la voglia di musica che il trio possiede, dalla rabbia iniziale di “Ridi Pagliaccio”, passando per la veloce “Piorrea”, fino alla conclusiva “Tesla Vs Marconi”, dove la band da sfogo al lato più sperimentale ed imprevedibile del proprio sound. Certo una produzione migliore non avrebbe guastato, soprattutto per quanto riguarda la voce che soffre di un volume troppo basso, per il resto una critica che si può muovere alla band riguarda la personalità che potrebbe essere più definita ma resta il fatto che “Quore Hidalgo Picaresco” è un bell’album, assolutamente consigliato a tutti gli amanti del genere.

(sic)VII


– DISINTEGRATION (7/10)

I Codeina sono lombardi e attivi dalla fine degli anni ’90, ma solo ora riescono a realizzare il traguardo dell’album di esordio. I Codeina inseriscono il jack negli amplificatori e iniziano a suonare con l’anima e le emozioni alla maniera grunge, ma sarebbe un errore associarli solo alle camice di flanella e i Nirvana, pur citandoli in qualche occasione. 

 Il sound è un ibrido tra Kyuss, Melvins, Sonic Youth dove il suono denso, fragoroso e selvaggio di questo trio è una sintesi tra un blando e lisergico punk-noise-rock. Provando a estromettere ogni etichetta possibile e nomi da assurgere a modelli, il sound è in totale stile libero e frutto di un trio, quindi le sovraincisioni spariscono e ognuno tra Galimberti, voce e chitarra, Del Fanti, basso, e Maggioni, batteria, fa la sua parte in modo distintivo. 
Il cantato è in italiano e la voce, sempre un po’ bassa rispetto alla musica, declama situazioni introspettive e sociali, con qualche timido synth in giro a sottolineare il pathos musicale in alcuni passaggi. “Quore – Hidalgo Picaresco” è un lavoro che pur presentando qualche pezzo meno incisivo ha personalità e quell’attitudine sfrontata alla quale ogni esordiente dovrebbe dare voce.

Alberto Vitale

– SENTIREASCOLTARE (7/10)

Melvins, Soundgarden, Nirvana, Alice In Chains: le influenze dei Codeina sono palesi.
Quel che non è scontato, invece, è l’ottima scrittura che sta alla base del disco d’esordio della formazione lombarda Quore Hidalgo Picaresco (Vacation, 7.0). Un incrocio di chitarre heavy, bassi distorti e batteria che potremmo avvicinare in parte al lavoro dei Ruggine, in parte a quello di formazioni di simile provenienza geografica come i milanesi Grenouille. Hard-grunge urticante e fortemente contestualizzato, insomma, e il rischio in questi casi di dar vista a un replicante dei bei tempi che furono. 
 I Codeina invece riescono nell’impresa di prescindere dagli eccessivi formalismi e di suonare “italiani” anche coperti da quintali di feedback. Un po’ come accadeva – con le dovute differenze di genere – agli Afterhours del periodo Cocaine Head.

Fabrizio Zampighi

– THE HOLY HOUR

Questi giovani ci sanno fare. Intendo nel senso più completo del termine.
Quore è un album accattivante nella grafica e nei contenuti.
Prima fatica di tre giovani milanesi dall’età incerta (non sono troppo brava in matematica e a loro piace prendersi gioco di me!); la formazione basic rock -Mattia chitarra e voce, Emanuele basso e cori, Emiliano batteria- non impedisce alla loro musica di essere “rotonda” e ben strutturata.
Vicine allo stoner rock, ma più frivole nel senso buono del termine, le sonorità viaggiano nella scia dei Queens of The Stone Age (attenzione, non sto dicendo Kyuss) a tratti, lasciando spesso spazio alle atmosfere proprie del progressive di matrice Tool.
Quore contiene 10 tracce che spaziano dal rock più melodico (La eco), a quello maggiormente distorto (Piorrea), alle influenze prettamente NOVANTA (Peristalsi) fino ad arrivare alle sperimentazioni noise (Tesla Vs. Marconi): ingranaggi di un motore a corrente alternata.
Le chitarre ricordano quelle di fine 90ies (Vitupera), e la sessione ritmica scandisce le potenzialità -anche quelle non troppo superficiali (E’ tutto grasso che cola), delle tracce che compongono l’album.
La scelta di cantare in italiano è coraggiosa e ben riuscita; le melodie vocali ricordano quelle di Aquefrigide, anche se vagamente ammorbidite…e quelle degli Afterhours di Germi. Un appunto al volume delle parti vocali, forse sbilanciato rispetto al resto degli strumenti, con il risultato di una scarsa comprensione del testo. Questo non modifica la qualità artistica dei brani, ma ne limita la godibilità probabilmente.
Ascoltando più volte questo lavoro mi sono resa conto che la scelta migliore sarebbe andare ad un concerto dei Codeina, dove sono certa i brani avrebbero modo di esplodere in maniera adeguata.
Detto questo voglio precisare che i titoli delle canzoni forniti da esempio sono indicativi…ognuna di loro vive di vita propria ed è un tassello importante per la completezza di Hidalgo Picaresco.
Da ascoltare gustando anche la biografia schizoide e la cover poetica.
Un occhio di riguardo ai titoli: la capacità di sintesi immaginifica è sempre apprezzabile.

S. Daisies

 

–  AXXONN
Codeina e il rock suonato col Quore
Non solo Apicella suona ad Arcore
I Codeina sono un gruppo rock formato da tre ragazzi, Mattia, Emanuele ed Emiliano.
I Codeina sono di Arcore, ma non posseggono una villa né suonano canzoni napoletane. 
I Codeina non sempre sono così fortunati da suonare alle feste per allietare belle ragazze. E nonostante siano più talentuosi di Mariano Apicella, sono sicuramente meno conosciuti e vendono senza dubbio meno dischi del giullare di corte di Villa Certosa. 
Vi voglio presentare il loro album di debutto, intitolato “Quore – Hidalgo Picaresco” che, benché non sia un disco perfetto, merita sicuramente la vostra attenzione. Molta più di quella che siete a volte costretti a regalare ai tiggì che vi parlano di feste a cui non andrete mai. 
Questi tre “ragazzacci”, dicevo, sulla base del più classico combo-rock (chitarra, basso, batteria) hanno dato vita a questo dieci-tracce dal suono forte e deciso, tra echi grunge e crossover e passaggi nu-metal. L’originalità dei Codeina sta però nel cantato, roco e rabbioso come il genere vuole, però rigorosamente in italiano. 
Ridi Pagliaccio (che apre il disco) e Carnevali E., a mio avviso, devono molto a un gruppo come i Kyuss: chitarre acide ed energiche dove riff minimali suonano incisivi, creando un muro di suono omogeneo e che avvolge tutto (a volte anche la voce, ahimè!). La title-track (Quore) è invece suonata con puro piglio hard-rock (echi di Balck Sabbath?); mentre Piorrea è una memorabile sfuriata quasi punk. 
Con È tutto grasso che cola i Codeina si cimentano con riff più moderni, un po’ alternative à la Verdena, mentre La Eco è una power ballad molto riuscita, sicuramente uno dei vertici di un disco che suona omogeneo e compatto: il che è un vantaggio per gli amanti del genere, ma per i novizi il tutto potrebbe sembrare ripetitivo. 
La seconda parte dell’album arricchisce il campionario degli omaggi al rock dei ‘90s, rielaborato con la giusta dose di innovazione, ma che suona onesto, poiché tale sembra la rabbia che vien fuori dagli strumenti dei tre di Arcore. Chiude il disco la coda strumentale di Tesla Vs. Marconi, che lascia intuire tutte le potenzialità future del suono dei Codeina. 
“Quore – Hidalgo Picaresco” è sicuramente un disco che nasce dalla sincera urgenza di comunicare la propria rabbia da parte della band, ed è consigliabile agli amanti di quel rock duro che ha vissuto il suo momento di massimo splendore negli anni ’90, con band storiche e diverse tra loro come Nirvana, Tool, Kyuss. 
I Codeina suonano bene, costruiscono trame sonore spesso complesse e di non facilissimo impatto: ma se avessero suonato roba facile e banale non avrebbero mai trovato spazio in questa vetrina. Equilibrando certi suoni in fase di produzione, ad esempio facendo risaltare meglio le linee vocali, il nome di questa band di Arcore avrà di certo un futuro. Lontano dalle feste private e più vicino a chi vive la musica con la giusta intensità.

Livio Montesarchio

– LA SCENA

L’album di debutto di questi tre ragazzi che hanno la sala prove “nel paese di un famoso politico che non è molto alto, sorride sempre e racconta spesso barzellette” è stoner allo stato puro, energia adrenalinica fatta con l’apparato viscerale e con il cuore, anzi con il “Quore”. La sezione ritmica la fa da padrona, dettando la strada, dal posto di comando, a tutto il resto, compreso la voce del front-man che viene puntualmente sommersa sotto autentiche alluvioni di decibel (che, ovviamente, si sommano ai feedback e alle distorsioni del caso) sino a divenire a tratti incomprensibile. Con l’unica eccezione di La Eco, con struttura simil-ballad e significativamente posta a metà scaletta per permettere di tirare il fiato, per il resto si tratta di una autentica cavalcata, tirata come gli elastici di una fionda carica, che trova nella conclusiva (e strumentale) Tesla Vs. Marconi la degna conclusione e in Piorrea l’apice compositivo. I richiami immediati non possono che essere quelli soliti del genere, dai veterani Queens of the Stone Age ai Tool, sino ai gruppi nostrani come OJM o Ufomammut, con meno tecnica ma più entusiasmo.
Alla lunga un po’ monotoni, ma sicuramente ascoltarli ringiovanisce parecchio.

Paolo Bartaletti

 

 SMEMORANDA

Le imperdibili recensioni dell’Alligatore: Codeina

Da Arcore con Hardcore. Sì, dall’attuale capitale morale del paese, centro nevralgico del potere in disfacimento, arrivano i Codeina. E non se ne vantano. Un power-trio con i controfiocchi, insieme fin dai tempi del liceo (1998), finalmente uscito lo scorso anno con questo cd composto da dieci rabbiose canzoni senza perdere di vista l’ironia. 
Rabbiosi fin dal primo pezzo, “Ridi pagliaccio”, quasi metal, con la voce tirata, chitarra gajarda e basso/batteria a fare il lavoro sporco. La title-track non è da meno, anzi, appare più incattivita ed ipnotica, un vero delirio per la mia coda. Misteriosa, dura, divertita/divertente “Piorrea” (mantra per dentisti “Non fumare che ti cadono i denti”), esplosiva “Lasa con Codeina”, a tratti nirvaniana. Finale sperimentale per lo strumentale alla Roslina Mar “Tesla Vs Marconi”. 
Copertina conturbante e strana (una rapa rossa?… un cuore che esplode? …l’Italia vista dall’alto con la Brianza rossa e gonfiata a dismisura?), per un disco altrettanto conturbate e strano. Spero sia il primo di una lunga serie, per la passione e l’impegno dei Codeina. Ci meritiamo una Arcore Hard-Rock solo dal punto di vista musicale? Credo di sì. Con i Codeina sarà possibile. 
L’Alligatore

– ALLIGATORE BLOGSPOT

I Codeina bazzicano dalle parti di Arcore, e questo basterebbe per trattarli bene (hanno sofferto per troppi anni, forse più del resto del Paese), ma non è il solo motivo che mi ha spinto ad ospitarli questa sera nella palude, sarebbe troppo facile cavarmela così. I Codeina sono un power-trio con i controfiocchi, momentaneamente duo (stanno ricercando un batterista). Sempre in movimento, dalla loro fondazione nel 1998 hanno cambiato line-up alcune volte, mantenendo però la stessa ironia e lo spirito dissacrante. Per questo si stanno avvicinando alla palude. Nel loro recente cd, Quore – Hidalgo picaresco, uscito sul finire dello scorso anno per Vacation House, giocano bene con la nostra lingua, adattandola efficacemente al rock a tinte forte quasi metal accoppiandolo felicemente con l’alternative più puro: Nirvana, per fare un nome a tutti conosciuto (a proposito, Nevermind compie vent’anni quest’anno), Devocka per rimanere dalle parti del mio blog. Ai Codeina piacciono i feedback e le distorsioni, come dicono nella divertente autopresentazione. Se piacciono anche a voi seguiteli lungo il fiume, in direzione della mia palude. Pronti?

Diego Alligatore

 JAMYOURSELF (7/10)

I Codeina crescono con gli ascolti. Tra tutte le frasi presenti sul loro materiale informativo con protagonisti i Codeina, questa non è presente, ma mi sento in dovere di aggiungerla perché per me è stato così. 
Dopo un ascolto frettoloso e un primo giudizio non proprio lusinghiero, dedicandoci un po’ di tempo in più ho ribaltato il mio giudizio e sono giunto alla conclusione che questo “Quore – Hidalgo Picaresco” è un bel cd. Grunge. In italiano. 
Eh sì, i Codeina sono tre (Mattia, Emanuele ed Emiliano) e con i loro strumenti non vanno tanto per il sottile. Chitarra-basso-batteria, voglia di farsi sentire anche a costo di gridare, e un amore per una scena musicale che richiama alla memoria gente che suonava in quel di Seattle, strizzando però l’occhio anche a gruppi più stoner come i Melvins o i californiani Fu Manchu. 
Un disco che richiede un volume adeguato, non è musica da fighette, e canzoni come “Piorrea” ce lo ricordano anche dal testo (“Non fumare che ti cadono i denti…”). A differenza di un loro celeberrimo compaesano, non c’è voglia di piacere a tutti i costi. Quore risiede nelle viscere, tutto sostanza e pochi fronzoli, è sporco il giusto e anche irriverente. 
Anche la produzione è su buoni livelli, sia sui pezzi più fuzz-osi che quelli più leggeri, ma la voce talvolta risulta un po’ impastata con gli strumenti, così che alcune parole sfuggono dall’essere capite.

Jem7

 ILCIBICIDA

Una gavetta lunga ben tredici anni, ma con l’attuale line-up stabile da soli tre, fa da prologo al primo full-length dei Codeina, terzetto di base nella celeberrima Arcore. In Quore – Hidalgo Picaresco, Mattia (voce e chitarra), Emanuele (basso e cori) ed Emiliano (batteria) non stanno a perdere tempo con superflui giri di parole e puntano dritti al sodo. Dieci canzoni concise e che non lasciano respiro in cui le distorsioni hanno i grumi di fango dello stoner e dove un’oscurità intrinseca richiama a chiare lettere sia i Tool di Undertow che i Nirvana di Bleach. Il riffing è teso e primordiale, come in Ridi Pagliaccio, Peristalsi 3.0, la title-track, nell’assalto di Piorrea, o sinusoidale e sghembo come in E’ Tutto Grasso Che Cola. Miscelare grunge e stoner non è invero una grande innovazione, ma i Codeina si salvano dall’anacronismo strizzando l’occhio alle sulfuree atmosfere care ad un post-core che sta nei dintorni dei Breach. Privi di luoghi comuni, i testi masticano bile e scandagliano le difficoltà delle relazioni interpersonali, senza però dispensare dal buon sano black humour che non guasta mai (e che traspare sin dalle note biografiche che accompagnano il cd, in cui è insita una certa ironia palahniukiana). Una prova convincente, non c’è che dire, ma nella quale vanno rilevate alcune imperfezioni da smussare. Ci sono imprecisioni in alcuni fill di batteria (soprattutto in “Ridi Pagliaccio” e “Quore”) e, in generale, tecnicamente la band può ancora elevarsi. Inoltre, una maggiore varietà melodica (ma non pop, intendiamoci: il refrain di “Peristalsi 3.0” potrebbe essere un buon punto di partenza) darebbe ai Codeina più libertà di movimento, rendendoli ancora più obliqui e inclassificabili, ma quest’ultimo è un consiglio su cui pende una decisione forse un po’ troppo intima che spetta unicamente a loro.

Marco Giarratana

– 7 OTTOBRE BLOGSPOT

“Codeina” sciroppo rock

Il nome è rubato all’amaro calmante della tosse presente negli sciroppi di cui, per loro stessa ammissione, preferiscono “quelli al gusto di amarena o cioccolato”.
Dolce e amaro, gli elementi tra cui si insinua il percorso del debut album dei Codeina.
Concepite alla maniera di certo “seattle sound” – melodie seducenti riprodotte con suoni cattivissimi – gli effetti distorti della Mustang di Mattia Galimberti, il rauco basso di Emanuele Delfanti e il preciso drumming di Emiliano Maggioni accompagnano l’ascolto attraverso dieci brani di grande impatto.
In giro dal 1998, tra una consistente attività live in locali dell’hinterland milanese (incluso un ristorante cinese), demo, concorsi, cambi di sala prove, cambi di formazione e guadagni di una notte spesi per dissetare il folto seguito, ai brianzoli viene facile riprodurre un rock dai passaggi veementi. E ci mettono il “quore”, nei componimenti e anche nel titolo. Anzi Quore Hidalgo Picaresco: un riferimento letterario alle vicende di quei nobili cavalieri impelagati in imprese utopiche. Un po’ come l’avventurosa trafila superata dal trio per arrivare al tanto bramato primo album. Volontari o meno, sono presenti anche cenni storici. E’ il caso dello strumentale Tesla vs Marconi che ricorda la diatriba tra Nikola Tesla e Guglielmo Marconi su alcune invenzioni scientifiche.
 
Dieci capitoli incisivi e capaci di entrare in testa con la stessa facilità degli strampalati titoli. Peristalsi 3.0 ne è l’esempio lampante. Una scarica di watt dal titolo improponibile che pare presa a prestito dal repertorio dei Nirvana, croce e delizia del power trio. Il limite della musica dei Codeina, infatti, sta nel pesante debito che devono alla band americana. Scaricato il pesante fardello, il gruppo potrà meglio evidenziare le proprie qualità senza necessariamente partecipare al gioco del “suona come”.
Last but not least. La sala prove dei Codeina si trova ad Arcore, la città “di un famoso politico” che “non è molto alto, sorride sempre e racconta spesso barzellette”. Sarà dedicata a lui Ridi pagliaccio?

Francesco Santoro

– EYEONMUSICA

Accostarsi all’ascolto di QUORE Hidalgo Picaresco, primo album dei Codeina giunto, a dire della band attiva dal lontano 1998, come un parto di elefante, è un pò come aprire un libro.
Sarà per i riferimenti “letterari” dell’opera, ma nelle dieci tracce tonde tonde spira un che di narrativo, una compattezza difficile a trovarsi, ora raggrumata, ora fluida come il sangue pompato dal Quore, che rende il tutto difficilmente afferrabile e digeribile in una volta sola. Strano, viene da dire, per un parto durato dieci anni. Il discorso si snoda attraverso tracce indiscutibilmente grunge, che paiono uscite (o forse lo sono davvero?!) dal secolo scorso, pervase di quell’indolenza-insolenza annoiata che ricorda l’altrettanto “anatomico” In utero dei Nirvana o il candegginoso Bleach. Indolenza spesso amorosa, pronta a sfogarsi in invocazioni disperate (Quore, Peristalsi 3.0) o ad essere a poco poco sedata (come ci si aspetta da un gruppo chiamato come un oppiaceo, del resto). Fra i pezzi più convincenti quelli dei Codeina più maturi, suppongo, in cui la coperta di Linus del grunge viene intessuta con diversi fili (penso al basso funky di Carnevali E., o alla “liricità” di E’ tutto grasso che cola, dedicata a Milano, fino ai momenti di metal e crossover). Giunti proprio a metà strada, la band pare guardarsi alle spalle un’ultima volta con Piorrea, degna di un autogestione liceale, prima di spiccare il grande salto rappresentato da La Eco, il brano più originale e degno di nota delle serie. Un pezzo che per musica, parole ed atmosfera fa davvero ben sperare, in cui basso e chitarra si trasformano in archi e che non sarebbe male sentire proprio in una versione orchestrata. “E’ un’infamia, è un nirvana” urla poi Lasa con codeina, a mò di dichiarazione poetica e musicale, prima di sprofondare nel gorgo di Vitupera, la traccia più elaborata e “cattiva” che prelude ad un epilogo esclusivamente strumentale, Tesla vs Marconi, per chi non ne avesse ancora abbastanza e nutrisse dubbi sulle intenzioni di questi brianzoli che picchiano duro, ma non a vuoto. E quando la musica si spegne si tira un sospiro di sollievo come dopo un’esperienza catartica…nirvanica, o meglio codeinica.

Federica Villa



– LOSING TODAY

Alla fine il disco di esordio dei Codeina, che giunge dopo oltre un decennio di attività, sta lì a dimostrare che certe tendenze non si sono mai sopite: dallo squassante clangore nirvaniano di Bleach sono ormai passati oltre vent’anni, e ancora di più se ne contano dacché i Sonic Youth intrapresero la ‘nobile’ arte del fa rumore. Eppure, da allora, nonostante l’hype sia passato ben presto, vittima della necessità di lanciare nuove mode, ci ritroviamo periodicamente di fronte a lavori che quella tradizione e quella scuola continuano a portare avanti.
A questo punto, si sarà già capito dove vuole andare a parare questa recensione, e risulterà abbastanza prevedibile l’affermazione secondo cui Quore è il classico (vogliamo dire ennesimo? E diciamolo pure, senza che ciò costituisca un difetto), lavoro all’insegna di un muro di rumore quasi bianco che assale l’ascoltatore, non facendogli alcuno sconto, trascinandolo dall’inizio alla fine (quasi) senza soluzione di un continuità, in una continuata mareggiata di ardore sonoro.
Nell’essenzialità della formazione (un trio e probabilmente non poteva essere altrimenti), la band lombarda snocciola un campionario che mescola rumori e ronzii, memore certo della lezione dei succitati Nirvana e Sonic Youth, ma senza dimenticare l’incedere pachidermico dei Black Sabbath, e le derive ‘pietrose’ (Kyuss in testa) che da quelli hanno preso l’abbrivio.
Il risultato è un disco pieno, imperioso – frutto anche delle mani sapienti di David Lenci in fase di mixaggio e masterizzazione – che regala all’ascoltatore un fluire sonico all’insegna di una vischiosità quasi magmatica nel quale forse le parole – in italiano (e per questo in certi passaggi possono venire in mente i nostrani Marlene Kuntz) si perdono un pò, riuscendo non troppo comprensibili.
Certo non un disco ‘nuovo’, ma nemmeno interamente consacrato al ‘vintage anni ’90’, cercando e in buona misura trovando il modo di non sembrare votato al riciclo: come si dice in questi casi, stile e personalità sopperiscono al ‘già sentito’.

Marcello Berlich

– GROOVEBOX (band della settimana)

Nonostante la loro line-up attuale sia stabile da circa 3 anni i lombardi Codeina si sono formati nel lontano 1998 e dopo una lunga e faticosa gavetta oggi possono finalmente godersi l’uscita del loro primo full-lenght intitolato “Quore – Hidalgo Picaresco”.
Un lavoro senz’altro interessante dove tanta è l’attenzione che il trio dedica al suono dei propri strumenti nell’erigere un vero e proprio muro massiccio e resistente come nella migliore tradizione stoner, circondandolo con una malsana atmosfera sludge ed arricchendolo con qualche passaggio hard-rock.
Potremmo dunque pensare ad un miscuglio di Kyuss, Black Sabbath, Melvins, Tool talvolta un po’ confusionario ma nel complesso piuttosto omogeneo considerando i differenti stili ai quali fa riferimento, con un buon lavoro in sede di produzione che valorizza al meglio la parte strumentale a dispetto di quella vocale. La voce di Mattia infatti rimane in qualche episodio soffocata dal possente impatto della sua chitarra, dal martellante pulsare delle linee di basso, sebbene in alcune canzoni come “E’ Tutto Grasso Che Cola” venga a galla l’aspetto più melodico della musica del gruppo che a mio parere andrebbe maggiormente sviluppato per poter rendere la proposta finale ancor più appetibile.
Insomma tanta carne al fuoco nella quale si intravedono alcuni difetti da correggere ma anche parecchie note positive, che unite alle buone qualità tecniche di questi musicisti ci fanno ben sperare per un futuro lavoro targato Codeina.

Whitelocust

– ROCKLINE (7/10)

È con questo album che i Codeina, band italiana formatasi nei pressi di Milano nel 1998, dopo oltre un decennio di gavetta passato a suonare cover in vari locali registrando del materiale solamente per una demo del 2004, debuttano con il loro primo full-length, intitolato QUORE – Hidalgo Picaresco.
In questa uscita, il power trio milanese sfoggia un sound pesante, con muri sonori chitarristici che strizzano l’occhio prevalentemente allo stoner dei Kyuss (ma si avvertono anche accenni allo sludge in qualche passaggio), alternato a parentesi più melodiche e vicine al panorama alternativo, con momenti debitori di acts quali i Tool, soprattutto per quanto riguarda le linee di basso. Ciò non toglie che il lavoro fatto in quest’album non sia una mera accozzaglia di influenze: i Codeina infatti sono capaci di rielaborarle in un modo personale, dando alla luce dieci brani ben suonati e convincenti, seppur di tanto in tanto l’ascoltatore possa provare una sensazione di già sentito.
Il disco si apre quindi con la bella Ridi Pagliaccio, in cui si notano subito le influenze stoner della band: da un’intro di feedback acustico si arriva a un brano energico e pesante, dove i muri sonori della chitarra quasi soffocano la voce del cantante Matteo rendendo difficile l’interpretazione del testo, mentre la base ritmica svolge ottimamente il suo lavoro. È anche doveroso fare un plauso alla produzione, che seppur non valorizzi tanto la voce nei momenti più stoner, permette l’ascolto ottimale di tutti e tre gli strumenti per tutta la durata del disco.
Dopo l’opener è la volta di una più cadenzata, almeno per quanto riguarda la prima parte, title-track, il cui ritmo ricorda quasi i Black Sabbath, mentre nella seconda metà si evolve in un brano molto più confusionario sulla scia del pezzo precedente, senza risultare però particolarmente memorabile. Al contrario con E’ Tutto Grasso Che Cola si favoriscono le influenze alternative e l’aspetto melodico del trio, che si cimenta in un brano dai riff accattivanti seppur un po’ ripetitivi alla lunga.
La successiva Carnevali E. è uno degli apici del platter: caratterizzata da uno stile molto più vicino a quello dei Tool, è un brano ben suonato che si distingue per alcuni degli arrangiamenti più interessanti del disco, che permettono al pezzo di non annoiare l’ascoltatore per tutti i suoi cinque minuti di durata.
Dopo la breve sfuriata più hardcore e furiosa di Piorrea si giunge così a un altro brano che si distingue particolarmente, ovvero la power ballad malinconica e sognante La Eco.
Successivamente è la volta di Lasa Con Codeina, che però non aggiunge molto alle tracce più energiche precedenti, nonostante mostri alcuni spunti notevoli come la sezione solistica nel finale; seguono sulla stessa scia anche Peristalsi e Vitupera, per poi lasciare spazio alla strumentale che conclude il disco, Tesla Vs. Marconi, dalle interessanti influenze math, aperta e chiusa da inquietanti rumori elettrici.
QUORE – Hidalgo Picaresco è dunque un disco molto omogeneo stilisticamente, che rappresenta un buon biglietto da visita di questa band che ha dimostrato di avere delle buone potenzialità, seppur in questo lavoro non siano sfruttate pienamente come dimostrano alcuni brani con poco carattere, soprattutto nella seconda metà dell’album. In ogni caso, il tutto risulta ampiamente godibile e interessante, e fa ben sperare per il futuro dei Codeina.

Emanuele Pavia

– METAL WAVE (6.8/10)

Direttamente dal papavero…anzi no, da Arcore irrompono a Metalwave i Codeina, dal nome più che provocatorio e dalla musica tutto sommato adatta per un moniker come il loro. L’insano rock che i Codeina propongono è fatto da tante piccole sfaccettature che possono essere trovate in molteplici altre band famose della scena grunge internazionale. Grunge e non solo quindi, poiché nel sound dei nostri compare davvero molto di più: alternative rock, crossover e direi anche un bel po’ di stoner, di quello che piace a noi, del tipo “old-school”. Dopo aver letto una presentazione-bio tutto sommato simpatica, non nego di aver dato via a qualche sorriso frapposto ad espressioni dubbiose sul tipo di persone con cui avevo a che fare musicalmente. Lì per lì mi han dato l’idea di essere l’ennesimo gruppetto di ragazzi dotati di un’incredibile e presuntuosa finta modestia oltre che dotati di un “dobbiamo essere per forza originali”. Ma si sa che io parto sempre male con le band…e poi ho cliccato su “play”.
Eh sì, il power trio ivi recensito ci dà giù come un matto e sa bene cosa e come lo vuole ed è formato dal classico combo “chitarra-basso-batteria”, ma tutto è tranne che un suono vuoto e freddo. Dicono apertamente di non aver mai vinto un concorso, ma francamente non mi spiego come sia possibile, dato che ci sanno fare e che hanno molto più da dire di altre band più note di cui il business si è impadronito da tempo ormai, probabilmente la spiegazione è insita nella mia penultima frase.
Stilisticamente posso definire “Quore – Hidalgo Picaresco” (che nome per un disco!) un album tutto sommato omogeneo che però non manca di piccole pecche, tradotto: ogni tanto i nostri si lasciano prendere la mano e tirano fuori qualche piccola imperfezione sui ritmi, i quali restano sempre in primo piano durante tutto il cursus dei brani. E’ un disco interessante che consiglio a chi cerca qualcosa di esente dal commerciale.

Carnival Creation

 

– MUSICALNEWS

Codeina: il power trio pubblica Quore Hidalgo Picaresco

I Codeina, che da oggi nel mio immaginario chiamerò gli OV (OverdriveVibe) per ricordarmeli perchè mi hanno evocato questo pseudonimo, stanno insieme da un sacco di anni, dal 1998, e perchè solo ora un album?  Lo chiediamo alla Vacation House Records.

Bel gruppetto al disco d’esordio.
I Codeina, che da oggi nel mio immaginario chiamerò gli OV (OverdriveVibe) per ricordarmeli perchè mi hanno evocato questo pseudonimo, stanno insieme da un sacco di anni, dal 1998, e perchè solo ora un album? Mi levo subito un sassolino dalla scarpa e poi parlo dell’art work e delle canzoni: siate autentici, cristacci maledetti, c’è un solo genere al mondo, il vostro. Bella bio quella che mi giunge dal management del gruppo, un racconto molto originale anche se così lungo che rischio di non finire di leggere.
Il loro nome, è una citazione: La codeina è tossica, ma ha un effetto dieci volte meno potente della morfina, si trova tra gli altri in diverse specie di papavero…booo. Bello lo sfondo che ospita il Quore in cover, ricorda una filigrana pregiata, l’avrei fatto in cartoncino o stoffa per sollecitare il tatto. Art work essenziale che va a segno, il rosso paga sempre. Si sente il lavoro di mastro Davide Perucchini nelle riprese e anche quello di David Lenci del Red House Recordings, adepto di Steve Albini e Bob Weston, sentitevi la traccia 4-Carnevali E. mi ricorda tanto i Pixies in Surfer Rosa dove lavorò Albini.
10 tracce dunque, unite da un filone logico dettato dal sound, ma ognuna con un’intuizione ben distinta che lascia ben sperare nella vena produttiva della band. La Eco la traccia 6 mi piace più delle altre, anche se i Verdena piuttosto che gli Afterhours hanno già sdoganato in italia MC5, o Sonic Youth o Pearl Jam o The Stooges. Disco di non facile ascolto per farlo d’un fiato, con un groove nostrano che caratterizza un drumming tipicamente italiano, ciò non deve essere per forza un difetto come un vanto, ogni cosa è quella che è. Un live degli OV (Codeina) me lo vedrei volentieri, magari nella tana dell’indie rock del centro italia l’Extra Alternative Club, chi vuole intendere…
Nella maggior parte delle canzoni non si capiscono le parole, ma chi se ne frega, però potevate inserirle nel booklet. La parola ha un valore, da forza al verbo, ed è altra cosa rispetto ad un verso, oppure no, basta scegliere.
“Sembra chiaro che lei mente!”
Un plauso alla piemontese Vacation per il suo catalogo indie, distribuita da Andromeda distribuzioni discografiche.

Riccardo Carestia
– PILLBOX

Album – I Codeina (fonte: wikipedia, La codeina (Codeinum, morfina-3-metiletere; dal francese codéine, dal greco Kódeia, testa di papavero), è un alcaloide che si trova in diverse specie di papavero, maggiormente nei pericarpi immaturi e nelle radici,ma viene ottenuta prevalentemente tramite metilazione della morfina. È somministrata per via orale o rettale. Il suo uso è riservato principalmente alla sedazione della tosse, ma asciugando le secrezioni può indurre nei broncopatici crisi di insufficienza respiratoria. Può causare cefalea, sedazione, depressione, euforia, ipotensione, tachicardia, stitichezza, vomito.
La codeina è tossica, ma ha un effetto dieci volte meno potente della morfina pertanto produce assuefazione fisica in modo proporzionale, e non provoca dipendenza psicologica, a meno che si tratti di individui già in passato assuefatti agli oppiacei per i quali va considerata una particolare attenzione) hanno fatto un album dal titolo sibilinno: Quore – Hidalgo Picaresco.
Vengono da Arcore hanno un’età compresa tra i 16 e i 32 anni e bisogna dire che il buon rumore lo sanno fare. Mattia (chitarra e voce), Emanuele (basso e cori) ed Emiliano (batteria) si divertono e si sente. Fanno un rock pesante quasi anni ’80 ma che fa sentire tutta la rabbia positiva che li spinge a continuare a suonare nei peggiori locali della Brianza. 200 euro al mese di sala prove, intemperie per gli spostamenti dei concerti, grande spirito di iniziativa fanno sì che prima o poi questi compaesani del Cav una hit la faranno. Nel mentre compratevi il loro disco se sapete dove trovarlo. Male di certo non vi farà.

– BREAKFAST JUMPERS

Codeina – Quore: Hidalgo Picaresco – 2010 [Streaming]

I Codeina sono Mattia, Emanuele ed Emiliano. La storia del gruppo si dipana in più di dieci anni di musica per raggiungerci qui. Con Quore. Con un rock sporco e incazzato fatto dalle cantine della provincia milanese. Decisamente da provare.

DVd

– NEW MEDIA MAGAZINE
Nato come cover band nel 1998, dopo dodici anni passati a provare negli scantinati ed a girare quasi tutti i locali della Brianza e del milanese, e dopo diverse apparizioni in varie compilation, il trio dei Codeinariesce finalmente a pubblicare il suo primo album: Quore Hidalgo Picaresco. Nonostante appaiano evidenti le influenze del grunge e dello stoner rock, la band mostra comunque di aver acquisito già un proprio sound personale, caratterizzato soprattutto dalla potenza delle distorsioni della chitarra  di Mattia che sovrastano ogni altra traccia, rendendo quasi impossibile distinguere le parole praticamente urlate dal chitarrista stesso, nonostante i testi scritti rigorosamente in italiano.
Tutto ciò è già evidente nel brano “Ridi Pagliaccio”, che apre il disco con un feedback acustico che sfocia in un brano energico e dal sound pesante e deciso.
L’album prosegue con la title track “Quore”, con un ritmo che ricorda molto quello dei Black Sabbath, e procede con altri otto brani tutti caratterizzati dalla stessa potenza, rendendo l’album un lavoro molto omogeneo che non delude mai gli amanti del genere.



– ROCKOL

ULTIMISSIME: E’ ‘Quore – Hidalgo Picaresco’ il nuovo album dei Codeina

Si intitola “Quore – Hidalgo Picaresco” il nuovo album dei Codeina, power trio lombardo composto da Mattia (chitarra e voce), Ema (basso e voce) ed Emiliano (batteria). Il disco, registrato da Davide Perucchini presso il San Pedro Studio di Terno d’Isola (BG) e il Lysergic Mixroom di Pedrengo (BG), contiene dieci brani mixati e masterizzati da David Lenci Presso la Red House Recording (Senigallia, AN).
Di seguito la tracklist del disco: “Ridi Pagliaccio”, “Quore”, “E’ tutto grasso che cola”, “Carnevali E.”, “Piorrea”, “La eco”, “Lasa con Codeina”, “Peristalsi”, “Vitupera”, “Tesla Vs. Marconi”.
Nati nel 1998, i Codeina hanno pubblicato nel 2004 la demo “Cotidie Morimur”.

 EFE EME 
Nuevo disco de los italianos Codeina
El trío italiano de power-pop Codeina acaba de publicar el álbum “Quore – Hidalgo picaresco”. con producción de Davide Perucchini, la grabación se ha realizado en los estudios San Pedro, de Terno d’Isola, y en Lysergic Mixroom, de Pedrengo.

– NEWS-INTRATTENIMENTO – LINKBACK

Nuovo album per i Codeina dal titolo Quore-Hidalgo Picaresco un ottimo lavoro di stoner-alternative-metal cantato in italiano, tre ragazzi lombardi Mattia,Ema e Emiliano,il disco contiene dieci brani ed è stato registrato al San Pedro Studio a Terno d’Isola;e il Lysergic Mixroom e in seguito mixato e masterizzato alla  Red House Recording di Senigallia. Questo gruppo è nato nel 1998  a Seregno in provincia di Milano e nel 2004 hanno pubblicato la demo Cotidie Morimur,il loro genere è un misto tra rock-pop-punk-noise. 
Questi ragazzi hanno alle spalle dieci anni di attività con moltissimi live e innumerevoli cover, orientati verso il Grunge degli anni ’90, e con molti rimandi ai Nirvana il disco è fatto con impegno indiscutibile ma riallacciabile a altri gruppi storici di questo genere;da notare la particolare lunghezza dei brani,tutto sommato per chi ama questo tipo di musica,un buon album. la formazione attuale sussiste da circa tre anni ma in passato ci sono stati parecchi avvicendamenti;ora ce l’hanno messa tutta per ritagliarsi uno spazio nella lunga lista di band che del credo stoner fanno una  ragione di vita.

  HATE TV

I Codeina sono confusione e semplicità allo stesso tempo.
Sono il gruppo che prova nel garage vicino a casa, sono un po’  Jack Frusciante è uscito dal gruppo anno 2010 con le dovute differenze del caso, dove il caso è il quadro temporale e le diverse influenze, o meglio, i diversi spintoni musicali di cui ri-sentono.
I Codeina sono in tre e sono molto naif nel presentarsi, nel suonare, nell’essere un po’ incompleti.
Questo primo full-lenght, benchè sia un buon disco, manca della ciliegina sulla torta, manca di “un qualcosa” che, come da copione, sfugge ad un primo come ad un secondo e ad un terzo ascolto.
 Non fraintendetemi: non c’e’ nulla che non funzioni in questi dieci pezzi che compongono Quore, nulla di suonato o arrangiato male: il disco spinge sulla via dello stoner e i tre fanciulli pestano quanto basta, eppure…risultano incompleti.
Il che potrebbe essere il preludio di un secondo album atto a coronare il tutto come potrebbe essere il rischio materializzato di cadere nel vuoto.
Difficile supporre cosa come e quando, ma io sono fiduciosa e non me li vedo scomparire nei baretti di provincia a risuonare cover o a sciogliersi nella placidità delle domeniche brianzole, quindi strizzo gli occhi sulla prima opzione e voglio interpretare questo primo disco come un assaggio di quello che potrebbero fare e diventare poi i Codeina.
Personalmente spero in un ulteriore ispessimento stoner, meno ispirazione ad altri gruppi e più propensione ad ascoltare le proprie potenzialità: i giri di basso pulsano carnosi, la voce sgridazza senza cercare la precisione ma volendo solo trasmettere umanità, la batteria definisce e la chitarra guarnisce ed “è” senza fare mai da padrona assoluta cafona e ridondante. 
Le basi per qualcosa di più caratterizzante ci sono tutte, il difficile è abbandonare ciò che piace per ciò che si è.
Nota di merito al basso. Seconda nota di merito, non meno importante, al booklet: un cuore che si scioglie in un papavero, un veleno che si diluisce fluttuando lento in acqua cristallina.
 In questo rosso veleno pulsante poco prima di sfumare ci sono i Codeina.
Cercateli.

Violet

– MUSIC MAP

Da Arcore, grigia cittadina degli attuali ”bunga-bunga”, arriva l’ennesimo trio grunge-hard rock che calca le scene dagli anni novanta. Dopo una lunga gavetta spesa a farsi le ossa per tutti i locali della Brianza e una formazione definitiva stabilitasi negli ultimi tre anni, i Codeina registrano il loro primo album in studio. Le influenze si sentono, e il gruppo non vi si discosta molto: ad esempio nel riff incattivito dell’introduttiva “Ridi pagliaccio”, che ricorda molto “School” dei Nirvana, e nelle linee ora pesanti ora rallentate in stile stoner e sludge. Una voce soffocata si accompagna così a delle sonorità rimbombanti, in cui si mischiano retaggi di chitarre hard rock e batteria post-punk che spaziano dai Kyuss ai Verdena. 
I pezzi più convincenti si concentrano nel mezzo: nei ritmi ripetitivi e cadenzati di “E’ tutto grasso che cola” ai delay di “La eco”, dove si osa un po’ di più, ma soprattutto nella potente ed efficace “Piorrea”, deciso cavallo di battaglia. L’omonima del disco “Quore” è positivamente grezza anche se un po’ sovraccarica, e la finale “Tesla vs Marconi” contiene buoni spunti strumentali. Resta una prima prova in cui si percepisce il molto lavoro accumulato per la realizzazione, tuttavia i suoni meriterebbero di essere sviluppati e ridefiniti in maniera più personale e incisiva.

Federico Pozzoni

 ARTISTS AND BANDS (6.6/10)

Se vi fate un giro sul loro Myspace vi consiglio prima di leggere l’originalissima biografia, per togliervi la noia vi dico solamente che i Codeina vivono proprio nel paese del nostro premier, hanno 10 anni di attività, svariati cambi di formazione (l’attuale va avanti da 3 anni), tanto tempo passato a far cover, un sacco di live e ogni concerto così carico da (detto da loro) spaccare la pelle della grancassa, Quore è il loro primo disco (senza contare i demo).
Passando al disco, la preparazione musicale del trio è molto allettante, si vede che c’è un’ottimo studio dietro, la sezione ritmica è molto ben curata e la chitarra riesce a riempire gli spazi molto accuratamente con effetti psichedelici e riffetti accattivanti. Purtroppo come genere è forse un po troppo trito e ritrito, ci sarebbero mille gruppi da mettere a paragone, tralascerò quelli attuali e metterò solamente quelli da cui (sicuramente) hanno preso spunto.
In primis i Nirvana (ovvio?), già dalla prima traccia “Ridi Pagliaccio” si sente questo affetto verso il Grunge di inizio anni ’90, ma i suoni sono molto più rabbiosi, potenti, molto simili alla scena stoner/sludge di questi anni. Si passa a momenti meno rabbiosi, per lasciar spazio a momenti di chiara psichedelia (“Quore”), dove la magia dello studio riesce a creare sprazzi simili ai viaggi intrapresi dai treni che i tre vedono dalla loro sala prove. Alcune tracce in questo disco non rimangono impresse, e risultano alquanto marginali in confronto alle altre, ci sarebbe da fare un taglio netto fra la title-track e “Piorrea”, ma non lo faccio di certo io, quindi continuiamo la descrizione arrivando a “E’ tutto grasso che cola” dove il ritmo rallenta e dalle casse riecheggia un suono malato, forse un po troppo influenzato da altri due nomi importanti: Black Sabbath e Kyuss/QOTSA (picchiatemi pure, ma io ce li sento), successivamente arriva “Carnevali E.” forse l’unica canzone dove si riesce ad interpretare i testi o comunque dove la voce non rimane sottotono, buono l’arrangiamento della chitarra, belli gli effetti, ma una media di 5 minuti a pezzo fa stancare l’orecchio, e qui comincia a farsi sentire.
Per fortuna qui arriva “Piorrea” dove si comincia a sentire di nuovo quella cattiveria iniziale con il cuore che va a mille per la frenesia r’n’r che scaturisce questa canzone, il testo, beh.. da fumatore ci ho fatto l’abitudine, ma sembra fatta apposta per finire a far da colonna sonora alla prossima campagna anti-fumo! Successivamente arriva la vera e propria NOIA del disco, magari salvando solamente “La Eco” che sembra il singoletto “melenso”, diverso dagli altri pezzi solo per l’aggiunta di un organetto al finale. Il resto del disco è un chiaro tributo ai Nirvana e alla chitarra di Cobain. Da far notare il finale strumentale di “Tesla Vs Marconi”, che sia questa la strada da seguire?
In definitiva, Quore Hidalgo Picaresco, per gli amanti del genere può piacere, ma l’orecchio farebbe fatica ad assorbirlo tutto, in primis per la lunghezza dei brani, secondo la ripetitività e terzo perchè verrebbe da sentire un disco dei Nirvana per notare le evidenti somiglianze. Rimandati all’album prossimo con debiti da recuperare.

El Samurajo

– METAL DEMONS (6.5/10)

I Codeina esistono dal 1998. I Codeina suonavano cover, ora non più. I Codeina sono un trio lombardo e l’attuale line-up regge da tre anni. Frasi e pensieri in stile Codeina (una delle biografie più originali mai ricevute) utili a focalizzare brevemente i punti salienti della carriera di una band ormai vicina ai tre lustri di vita, anche se questo “Quore” é il loro primo full-lenght ufficiale. Stoner e grunge sono i due grandi amori dei Codeina. I Codeina nutrono profonda stima per Kyuss, Tool e Nirvana. Chitarre grasse e piene di se forgiano e modellano songs riconoscibilissime da subito come “Ridi Pagliaccio”, “Carnevali E.”, “Lasa con Codeina” e “Vitupera” sovrastando spesso e volentieri la voce dello stesso Mattia. C’è molto groove nella musica dei Codeina ma anche tanta ironia, tanto sudore, pochi arrangiamenti degni di nota ed una discreta cultura medico-patologica (“Piorrea” e “Peristalsi”). Chi apprezza lo stoner e i suoi derivati si stropiccerà gli occhi, tutti gli altri troveranno la proposta dei Codeina energica ma statica. I Codeina sono bravi e meritano di essere ascoltati. I Codeina 
possono fare molto di più.

 

 STORIA DELLA MUSICA (6/10)

Codeina – Significato 1: oppiaceo utilizzato come analgesico, ottenuto prevalentemente tramite metilazione dalla morfina. Assumibile per via orale o rettale, di norma non produce dipendenza.
 Codeina – Significato 2: rock band brianzola all’esordio discografico, formata da Mattia Galimberti (chitarra e voce), Emanuele Delfanti (basso) ed Emiliano Maggioni (batteria). 
 I Codeina sono al primo album, ma non è un nome nuovo nella scena indipendente nazionale. In effetti esistono dal 1998, e dopo il solito periodo formativo trascorso nelle cantine lombarde, con conseguente assestamento della line up, hanno iniziato un’intensa attività live. Di quei live che ti fortificano, su palchi spesso improvvisati, aprendo magari per musicisti meno bravi di loro, a volte senza neanche la possibilità di fare un soundcheck, scaricandosi tutta la strumentazione con la grandine in strada, e trenta gradi dentro il locale. Apprendiamo dal simpaticissimo comunicato stampa che accompagna “Quore” che “la sala prove dei Codeina si trova nel paese di un famoso politico. Questo politico non è molto alto, sorride sempre e racconta spesso barzellette”. Forse lui non ha mai sentito nominare i Codeina.
 Ai Codeina piacciono i feedback e le distorsioni, ed il loro Quore – Hidalgo picaresco è un trionfo di suoni grunge – stoner, solo parzialmente alleggeriti da piccole dosi di indie rock e qualche briciola di math, mai troppo cervellotico. Dentro ci sono echi di Alice In Chains (la title track) e Kyuss (E’ tutto grasso che cola), ma anche il funk dei primi Red Hot Chili Peppers (Carnevali E.) e qualche sortita psichedelica (nello strumentale Tesla vs Marconi che chiude i giochi).
 La rabbia dei testi e la violenza dell’approccio musicale raggiungono l’apice in brani come Ridi pagliaccio e Vitupera, ma soprattutto nella devastante Piorrea, uno degli episodi più potenti ascoltati negli ultimi mesi da una band italica. I detrattori non si lasceranno sfuggire l’occasione di sottolineare quanto questo dischetto nulla aggiunga e nulla tolga al panorama musicale alt rock di casa nostra. Lasciateli parlare e godetevi l’energia sviluppata in queste infuocate dieci tracce. Semmai auguriamoci che nei prossimi capitoli la band riesca a costruirsi una personalità più spiccata, imprimendo il proprio marchio a fuoco in maniera maggiormente caratterizzante.

Claudio Lancia

 

– IYEZINE

I Codeina sono nati nel 1998, sono in tre (Mattia Galimberti, Emanuele Delfanti, Emiliano Maggioni), hanno una lunga carriera da cover band alle spalle, una demo del 2004 (Cotidie Morimur) e molti cambi di formazione. Ora, in formazione stabile da tre anni, dopo una lunga e dura gavetta, sono arrivati all’incisione del primo disco, Quore – Hidalgo Picaresco, uscito per Vacation House Records, registrato a Bergamo e mixato e masterizzato da David Lenci al Red House di Senigallia.
Feedback in crescendo e giù con l’energica Ridi Pagliaccio, tellurica e dal violento ritornello: è così che si apre il disco. Quore, a metà tra hard rock, stoner e grunge, scorre fluida, nonostante la sua lunghezza, mentre E’ Tutto Grasso Che Cola, certamente colpisce per il ritornello ma comincia a stancare per quanto riguarda le soluzioni sonore. Carnevali E., a metà tra Rage Against The Machine e reminescenze di Tool (non nella tecnica, ma nella sonorità), piace ma sprofonda nel dejavù, lasciando poi spazio a Piorrea che, inarcando subito la schiena, come una tigre rabbiosa, sbrana l’ascoltatore con rabbia ed energia. La Eco, prima vera oasi di calma, lascia intravedere anche venature alla Muse (nelle parti meno energiche). Lasa Con Codeina, invece, ripartendo a tutta birra, pecca nel momento in cui schiaccia completamente la voce sotto il muro sonoro. Peristalsi 3.0 turgida e gravida nel suono (notare il basso), deflagra nei ritornelli. Vitupera prosegue su binari stoner e, infine, Tesla vs Marconi, più cerebrale e “sperimentale” (nel senso che rispetto ai pezzi precedenti prova a sterzare un poco), si lascia andare a divagazioni e cavalcate sonore.  E’ un disco che non convince completamente. Le canzoni sono corpose, ben suonate e, spesso, anche di discreta qualità. A peccare, però, è, in primis, la voce, sempre penalizzata e sovrastata dagli strumenti, mentre, in secundis, la monotonia e la pesantezza/lunghezza dell’album, che non riuscendo a variare in modo significativo le proprie sonorità, alla lunga perde di spessore e lascia spazio alla noia. Altra pecca può essere la presenza di poca personalità nei pezzi, sempre riconducibili a grandi band che furono (vedi Kyuss, Nirvana, Rage Against The Machine, Tool, ecc…). Tesla vs Marconi, però, lascia intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel, in quanto discostandosi dalla norma, prova a osare mettendo carne al fuoco. Riascoltando tutto il disco, ci si può convincere di ciò. Un disco che si può ascoltare, ma che si mette da parte dopo poco tempo, in attesa del prossimo capitolo (sperando che prosegua il percorso iniziato proprio con l’ultimo pezzo).

Federico Cerisola

– BLACKOUT 69 (3/5)

Il metodo è facile: prendete gli ultimi Nirvana, quelli più noise e saturi, li mischiate ai primi Verdena (ve l’avevo detto che era facile), aggiornate i suoni al 2011 (ma non troppo) ed avrete le 10 canzoni che formano Quore.
Non che ci sia niente di male, c’è chi si è intossicato le vene con questi suoni e ancora vive nella ferma convinzione che la musica sia morta con un colpo di fucile nel 1994.
Il disco, nonostante le premesse, non solo si lascia ascoltare con piacere risvegliando il lato nostalgico di chi ha avuto la fortuna di vivere quel periodo, ma offre anche spunti interessanti: “Carnevale E.” è forse la canzone più riuscita del disco, “Peristalsi 3.0” e “Vitupera” sono ottime canzoni e mostrano che il trio non si limita a copiare ma ci mette anche del suo. Lo stesso vale per la strumentale “Tesla Vs. Marconi” che chiude il disco.
Unica nota veramente stonata, la banale “La Eco”, ballad che raccatta tutto il peggio che i cliché possano offrire. Un vero peccato.
Se non è un disco per pochi nostalgici poco ci manca, la speranza è che vengano lasciate per strada le zavorre e si punti più sulla personalità, che a quanto sentito, non manca.

HRD

 

– THE SHIP MAGAZINE (5.8/10)

I Codeina sono un trio milanese con diversi anni di attività alle spalle. Quore-hidalgo picaresco è il titolo della loro prima fatica,un album che tenta di conciliare sonorità che riportano alla mente il grunge anni 90 con strutture e cadenze ritmiche riconducibili allo stoner e in parte al metal.
Tuttavia l’ambizioso progetto a nostro parere incontra una prima grossa lacuna nella qualità della registrazione, confusa specialmente nelle linee vocali dove cogliere il senso di ciò che viene cantato è praticamente impossibile.
Ma è la mancanza di originalità la pecca più importante dell’album. I brani all’ascolto risultano piatti senza sussulti e ripetitivi. Scorrendo le tracce la situazione non migliora,tanto da non riuscire a distinguere quando inizi un nuovo pezzo e quando ne finisca un altro. Certo non tutto è da buttare: le doti tecniche dei componenti sono evidenti e i pezzi sono ben suonati. Ripartendo da queste basi ci aspettiamo per il futuro una proposta maggiormente innovativa e personale che permetta al gruppo di fare quel salto di qualità necessario per la riuscita di un buon disco.

Andrea Malatesta

– SPAZIOROCK (5.5/10)

Conoscete le macchie di Rorschach? Si tratta di un famoso test psicologico basato sul mostrare delle particolari macchie d’inchiostro al soggetto e ricavare informazioni dall’arbitraria interpretazione che il paziente farà dell’immagine. Non esiste un’interpretazione corretta delle immagini, si tratta di un gioco di associazioni e ognuno ci vede un po’ quel che gli pare.
Il primo album dei Codeina sembra voler mettere in musica il principio del test e a giudicare dal’artwork forse la cosa non è neppure cosi casuale!
L’attacco del full è affidato a “Ridi Pagliaccio”, titolo un po’ pretenzioso, ma perché non attingere alla tradizione? Incassato il colpo del titolo quel che ci accoglie è un pezzo dai toni robusti e il piglio ruvido della vecchia Seattle. Se tutto il resto del disco dovesse seguire questa falsa riga potrebbe fare la felicità di tanti nostalgici… Si tratta però solo di una riflessione fugace, già alla seconda traccia l’impressione infatti si dissolve in un mare placido, sofferto e in qualche modo indefinito. “Quore” non regge molto bene con l’incipit ma è certamente più rappresentativa del resto del disco. 

Una certa vena doom si impossessa dei Nostri e li porta ancora più indietro nel tempo, salvo poi perdersi sul finale in una cacofonia caotica. 
“È Tutto Grasso Che Cola” sembra spostare un po’ più in alto la lancetta del gradimento, con una personalità che forse comincia ad emergere sulle note alternative più di casa per la formazione. “Carnivali E.”, “Piorrea” e “La Eco” costituisco il cuore del disco non solo come collocazione ma soprattutto in virtù di una proprietà “esemplificativa”, che potrebbe fare del terzetto materiale sufficiente per comprendere l’opera nella sua totalità. Si parte da un brano impegnativo, complesso e psichedelico quale “Carnivali E.”, si passa da un poco più che riempitivo da sensibilizzazione sociale, “Piorrea” (non trovate che la parola stessa abbia un suono raccapricciante?), per arrivare al pezzo “Negramaro” dell’album: “La Eco” è uno di quei momenti da rock-pop un po’ melenso capace di mandare in brodo di giuggiole la teenagers e far venire l’orticaria a chi aveva sperato in un disco solido e duro dall’inizio alla fine. Stoner, doom, ambient, alternative… potete sentirci tutto quello che vi pare, anche del grunge da primi Nirvana se la cosa vi aggrada, di fatto “Quore Hidalgo Picaresco” si offre ad ogni possibile interpretazione cosi come le macchie di cui si parlava all’inizio. Un buon disco, gradevole ma sofferente per una certa carenza di decisione e personalità che sulla lunghezza rende l’ascolto piuttosto monotono. 
I Codeina sono la somma di ottimi musicisti che hanno però bisogno di un po’ più di personalità d’insieme. Una produzione un po’ più attenta e un filo di volume in più alla voce potrebbero essere un buon proposito per il futuro.

Marco Somma

– SALTINARIA (5.2/10)

Il primo album del trio “potenza” (leggasi power) Codeina, arriva dopo un’unica demo registrata nel 2004. “Quore. Hidalgo Picaresco” è un disco che può fregiarsi di tutte le accezioni del vocabolo “pesante”.
Pochi preamboli, nessuna introduzione: un disco che si mostra e si lascia ammirare. Invita all’ascolto, promette di fare bella presenza nella propria “teca”. Tragico l’impatto uditivo, ma come dicevo, nessuna intro: quanto segue è l’album d’esordio dei milanesi Codeina. Il disco prende il via con “Ridi Pagliaccio”. Simpatico esperimento “melodic stoner”, che si dimena maldestramente tra i tentativi di ammaliare, “intrippare” e aggredire chi ascolta. Colpa forse della (a tratti) banale produzione, ma con questa incisione si è sprecata un’occasione. Dalla sucessiva “Quore” il disco (di già?!) subisce un ritmico arresto. Tutto si placa, tutto si fa “psichedelico”. Stancante. Stiamo ascoltando dei ragazzi diligentemente preparati, musicisti che hanno oltre dieci anni di gavetta alle spalle. Persone che probabilmente hanno condiviso con i loro strumenti le più fruttuose e al contempo devastanti emozioni, ma che (diamine!) non riescono ad esternare con la loro musica quello che vorrebbero.  La ottima “Carnevali E.” ne è esempio: un succulento pezzo, ricco di potenzialità, ma che nel continuo “taglia e cuci”, nell’incessante andirivieni tra i medesimi (belli ma non eccezionalmente curati) riff(s), è stato avvolto da una stagnante atmosfera che non riesce a dissolversi né con articolati doppi colpi di grancassa né con dissonanze e accelerazioni chitarristiche.  Probabilmente ottime ancora “Piorrea”, “La Eco” e “Vitupera”, valide idee, lodevoli spunti, ma il peccato mortale di quest’album è l’inconcludenza. Il lasciarsi sopraffare dall’ “incombenza del fare” lasciando in secondo piano la “voglia di fare”.  Il disco “Quore. Hidalgo Picaresco”, è un buon biglietto, un’ottima presentazione, ma che (n.b.) arriva dopo anni di cooperazione tra i suoi autori. Il futuro dei Codeina è nel presente che vivono.  Scuotetevi ragazzi, le dita si muovono egregiamente, le menti fervono: imparate a gestire i vostri impulsi e ad assumerne il pieno controllo.

Omar Chioccariello

– ROCK IMPRESSIONS

Sul passato dei Codeina c’è poco da dire, sono un trio della zona di Milano al debutto discografico e alle spalle hanno una storia uguale a quella di migliaia di altre band, per cui passo subito alla musica contenuta nel cd. 
Il disco parte senza tanti fronzoli con un attacco frontale, il brano è “Ridi Pagliaccio”, che non ha nulla a che fare (credo) con l’opera di Leoncavallo e nemmeno col disco di Mina, perché i Codeina sono una band vulcanica, che erutta potenza, spesso Lo-Fi, tra post grunge, stoner e qualche accenno di screamo, un mix abbastanza personale, anche se non suona del tutto riuscito. La title track mi fa venire in mente anche il gothic punk più cattivo, il basso spinge con grande forza e si sente che la band ha qualcosa da dire, anche se il cantato non convince. Non male il riffing ipnotico di “E’ Tutto Grasso che Cola”, ancora in grande evidenza la sezione ritmica che sostiene sempre molto bene i pezzi, ma ancora una volta è il cantato che smorza il risultato. La scelta del Lo-Fi non è dichiarata, potrebbe essere legata al basso budget della produzione, ma a me sembra che la band abbia scelto di proposito questo tipo di linguaggio, che a me non dispiace affatto, peccato per il cantato. Qualche brano propone delle partiture fra il psichedelico e lo shoegazer, ma la matrice stoner e post punk è sempre quella predominante. 
Non dobbiamo dimenticarci che si tratta di un debutto e che il gruppo viene dall’underground italico, detto questo ci troviamo di fronte a tre musicisti che hanno scelto una percorso musicale che difficilmente paga nel nostro paese. Molte idee mi sono piaciute, il risultato finale però è sicuramente migliorabile, quindi speriamo che il gruppo possa presto riprovarci con qualche mezzo in più a disposizione. 

Giancarlo Bolther

– SHIVER WEBZINE

Sono in auto quando ascolto per la prima volta questo cd, c’è traffico e non è una gran bella giornata, ma all’improvviso, schiaccio play e mi ritrovo dalle parti di Seattle, inizio dei 90, distorsioni, chitarroni a volume sparato, penso : “Wow che figata”, il traffico per qualche minuto si dissolve e mi concentro sulla musica, “Però niente male, ci sanno fare” penso tra me e me. Il traffico però almeno stando alla dimensione temporale continua e quindi, col passare del tempo, iniziano a venirmi degli interrogativi, o meglio delle perplessità, continua a sembrarmi ieri, ma i 90 sono passati da un pezzo, “Diamine, sono trascorsi 20 anni” , e qui il mio entusiasmo si attenua e di molto.
Inizio allora a far attenzione alle singole tracce, si inizia con “Ridi pagliaccio” dove una linea insistente di basso apre il cd, sul quale incalza il primo “riffettone”, siamo appena alla prima traccia e quindi il tutto funziona molto bene, lasciarsi trasportare non è poi così difficile. Un feedback collega “Quore”, che presenta una altro bel riff, questa volta più trascinato e lento, in perfetto stile Melvins, con la linea vocale che nel ritornello mi fa venire in mente Chris Cornell ai tempi dei Soundgarden. Interessante è l’avvio di “È tutto grasso che cola”, ma con il passare del tempo si perde di vista la musica e si cerca di individuare almeno qualche parola del cantato messo in secondo piano. King Buzzo riappare in “Carnevali E.”, suona il suo riff iniziale e poi per un momento abbassa il volume della chitarra, il pezzo continua in una struttura piatta nonostante il basso detti un ritmo interessante e la batteria incalzi. In “Piorrea” è il momento della pubblicità progresso, dove il “Non fumare, che ti cadono i denti” è lanciato da un giro in perfetto stile rock and roll, il quale può ricordare, anche per il cantato, i connazionali Bud Spencer Blues Explosion. Tinte psichedeliche e vaghe fanno danno il benvenuto in “La eco”, miglior pezzo del cd, dove anche le distorsioni acquistano caratteri meno duri e allo stesso tempo meno banali,dando al tutto una sensazione di disperazione carica di significato, disperazione rimarcata dal suono pulito ed essenziale di chitarra con cui si chiude il pezzo. Scorrono senza lode e ne infamia “Lasa con codeina” e “Peristalsi 3.0” canzoni in stile Bleach, album più ruvido dei Nirvana, stessa cosa dicasi “Vitupera” dove il basso viscerale non basta a proteggersi dalla solita schitarrata. A chiudere c’è “Tesla vs. Marconi”; all’inizio sembra di essere alle prese con il motore di una barca vecchiotta che fa le bizze, il tutto stenta a partire, dopo che però si è tirata con forza la corda e  si è messo in moto finalmente il motore, ci si accorge però, che il mare navigato è sempre il solito. Non me ne vogliano i Codeina, le buone intenzioni ci sono tutte e queste si percepiscono distintamente nel cd, ma Quore – Hidalgo picaresco è un lavoro mediocre, dove le idee si fossilizzano in vie già ampiamente battute e dove le stesse idee spesso non vengo rese funzionali allo scorrere del cd, in alcuni momenti sembra di star ascoltando un pezzo solo e non un cd, cosa che nel contesto musicale odierno è spesso poco gradita, come poco gradito, o meglio possiamo dire piuttosto superato è il genere proposto, il quale live sarà sicuramente coinvolgente ma sul cd puzza troppo di tempi passati. Alle pecche musicali in sè e per sè, se ne aggiunge un’altra, evidentissima e che molto toglie al lavoro, di carattere propriamente produttivo: La voce, tenuta ad un volume troppo basso rispetto ai vari strumenti, sembra sempre un contorno distorto sicché alla fine vi verrà quasi spontaneo chiedervi se il cantato fosse o meno in italiano.  Adatto ai nostalgici.

Alfonso Senatore

– BLACK MILK MAGAZINE

Prima o poi la pianterò di sorprendermi quando, ciclicamente, mi capita di ascoltare una band pesantemente ispirata al tardo grunge. E’ sicuramente un problema mio, che ho mal vissuto quel periodo e reputo le sue sonorità ormai morte e irrilevanti (al contrario del periodo d’oro del grunge, quello pre-boom commerciale). Ad ogni modo, ripeto, problema mio: imparerò a storicizzare e contestualizzare, prima o poi.
Veniamo al sodo. I Codeina hanno inciso una decina di pezzi che fanno tornare il calendario più o meno al 1998-99, con un grunge rock cupo e melodico che – in virtù del cantato in italiano – mi riporta alla mente alcuni sprazzi dei primi Verdena (e poi, ovviamente, ci sono le nirvanate di rigore e qualche sfuriata alla Mudhoney). Decidete voi se è un bene o un male, insomma. La stoffa e il fervore filologico non mancano, ma il tutto diviene più interessante quando fa capolino l’anima stoner dei Codeina, che – per quanto mi concerne – potrebbero seriamente pensare di premere più l’acceleratore per battere questi assolati e desertici sentieri… magari mollando il cantato in italiano che (perdonate la franchezza) mi fa da sempre venire l’orticaria.
Insomma, i 10 anni abbondanti on the road del gruppo si sentono – per compattezza e chiarezza di idee – anche se onestamente trovo il genere piuttosto asfittico. Problema mio. Il succo è che se avete amato certe sonorità, di sicuro potreste trovare ottimi spunti in Quore; se i vostri anni Novanta sono stati altro, probabilmente questo cd vi lascerà piuttosto impassibili.
PS: massima solidarietà ai Codeina perché vivono ad Arcore… alzate il volume degli ampli e fate tremare il culo al nano malefico.

Andrea Valentini

– MP NEWS (5/10)

È impossibile approcciarsi a qualsiasi novità senza il più piccolo barlume di pregiudizio, positivo o negativo che sia. Appena si manifesta qualche elemento seppur vago da analizzare, catalogare, possibilmente riconoscere, ecco che siamo già al punto di non ritorno della fantomatica “prima impressione”, sia questa un’increspatura delle labbra o un accenno di sorriso.
I Codeina si sono guadagnati i miei migliori preconcetti: a pelle, a istinto mi piacevano. Sono sensibile alla fascinazione estetica di un disco: copertina accattivante, nome dell’album criptico, i titoli di quattro tracce su dieci da cercare sul dizionario. E poi una biografia telegrafica, originale. Queste faccende mi conquistano. E poi? Poi rimane la sensazione confusa di aver ascoltato dieci canzoni, o forse una sola. Poche scosse a cui ancorare la memoria. Uno schema che si ripete. Un ritmo che si ripete. Le canzoni si aprono quasi tutte con un riff aggressivo e coinvolgente che però viene puntualmente lasciato morire di inedia, incastrato nella ripetizione pedissequa delle stesse note. Sul finale qualche arrangiamento lo accelera o lo distorce, ma non abbastanza da risvegliare l’attenzione. Assolutamente nessun aiuto viene dal testo, soffocato dalla musica per la maggior parte del tempo, abbastanza monotono quando è percepibile. Ciò che viene in mente sono i concerti della scuola in palestra: buone idee disperse nel marasma di un rumore indistinto. Far fatica per tentare di orientarsi, per cercare di cogliere il senso delle parole o la diversità di un suono. Qualcosa in più la si trova ne “La eco” per le sue distorsioni acquatiche di risonanze liquide, la voce che si sente meglio che altrove sembra raggiungerci attraverso indefiniti strati materici. “Piorrea” è l’emblema del punk-rock liceale, genere sacrosanto e apprezzabilissimo, che però va incarnato con una carica decisamente maggiore di autoironia. Anche “Tesla vs Marconi” sembra promettere bene, col suo ping pong strumentale di suoni che si sfidano e si scontrano, salvo poi perdersi nello solito errore di una ripetitività sterile. Alla lunga anche le migliori idee possono annoiare a morte. Qui ci sono senz’altro, ma come si fa ad accorgersene?

Giulia Lubian

 

– DAGEISHA

Non penso che questa volta la famosa etichetta piemontese Vacations House abbia fatto centro. I Codeina, gruppo che esiste praticamente da dodici anni, si presenta con una biografia singolare, una tracklist composta da titoli bizzarri ed un artwork d’impatto. Tutto ciò può sicuramente incuriosire alcuni ma anche far storcere il naso ai più scettici. Il trio milanese sembra percorrere la medesima linea del più noto trio bergamasco Verdena, dai quali ovviamente non possono essere stati influenzati, ma senza dubbio hanno ripreso quello stesso sound che li ha resi abbastanza unici nel loro genere. Questo può già bastare a far scemare quell’entusiasmo iniziale di chi confidava in qualcosa di diverso. Le prime ‘Ridi Pagliaccio’ e ‘Quore’ sono subito caratterizzate da distorsioni d’effetto e buoni feedback acustici, ma tutto suona già sentito e non rende la partenza delle più convincenti. I testi ermetici non catturano anche perché la voce di Mattia appare sempre in lontananza e non è mai decisa. Basso e chitarra seppure ben suonati (ci tengo a ripetere che stiamo parlando di un gruppo che ha sicuramente un forte background musicale alle spalle) sono monotoni e piatti così da non far mai spezzare le catene ad ogni brano. Provate a pensare a quel gruppo che suona al pub in centro dove ogni venerdì sera andate a farvi una birra con gli amici. Beh, l’atmosfera che trasmette questo disco è pressoché quella. Un’ossatura confusa di grunge e punk, mi stupisco nel leggere che qualcuno lo abbia definito un disco alternative metal. ‘È Tutto Grasso Che Cola’ e ‘La Eco’ i brani più melodici e nostalgici in grado di far riemergere l’ascoltatore dall’ampolla di vetro in cui era caduto. Necessario un riassetto completo.

Federica Rocchi

– SOUNDMAGAZINE

La definizione che il gruppo da della propria musica è di punk rock liceale. E fin qui ci siamo in pieno. Il sound mi ha fatto tornare in mente i miei anni del liceo, quando alle feste della scuola gruppi dalle ambizioni più o meno grandi suonavano con le chitarre troppo alte e il volume del microfono del cantante quasi inesistente.
La situazione qui non è troppo diversa. Dare una definizione dei generi musicali non sempre è facile. A parte alcuni che si possono inserire appieno in un determinato filone al primo ascolto, di solito le sfumature sono talmente sottili da risultare difficilmente distinguibili. Ma in questo caso devo dire che l’unica cosa che questo album ha di punk è la confusione. Confusione che regna sovrana in tutte e dieci le tracce di cui Quore è composto.
La parte strumentale risulta sempre troppo alta, la voce di Mattia, cantante e chitarrista, è praticamente inascoltabile, e non perché sia brutta, ma perché sembra un rumore di sottofondo. Le parole sono incomprensibili, di conseguenza se i testi sono buoni o meno o trasmettono qualcosa non è giudicabile, il sound ha tutto tranne che di punk, anzi si rifà più al rock duro e carico di band storiche come gli Stones o gli Zeppelin, ogni canzone ha una forte personalità, ma risulta indistinguibile dalle precedenti, dando l’idea di un lavoro assemblato alla bell’e meglio in poco tempo, anche se, come si legge sul loro MySpace, sono ragazzi che registrano ogni suono che producono e lo riascoltano all’infinito, ragionando più che a fondo su ogni singola decisione stilistica o di qualsiasi altro genere da prendere.
Forse la confusione deriva proprio da questo. La musica, il punk in particolar modo, è ciò che sgorga dal cuore, non è il frutto di ragionamenti complessi o di decisioni su ogni minimo particolare. Il punk si scrive di getto e di getto si suona. Non si pensa. Non si ragiona. Non si analizza nei dettagli per capire se vanno bene o no.
L’attuale formazione, Mattia (chitarra e voce), Emanuele (basso e cori), Emiliano (batteria) suona insieme da tre anni, e dopo tanto tempo passato tra cover, concerti in locali infimi e prove fatte in uno scantinato, hanno messo insieme questo primo lavoro. Apprezziamo la buona volontà e crediamo nella possibilità di ampi margini di miglioramento.
Se posso dare un modesto parere: l’ultima cosa a cui dovete pensare è che genere volete fare. Poi mettetevi davanti alla finestrella del vostro scantinato, fate vagare la mente e buttate fuori la musica, senza troppe “seghe mentali” come avete detto voi.

Eleonora Piazzi

– XTM

Tra il buon vecchio grunge di Seattle e lo stoner-rock di Palm Desert; i generi di riferimento dei Codeina si intuiscono abbastanza chiaramente. Si formano nel 1998, a Milano, e nel 2010 esce il loro primo disco: “Quore Hidalgo Picaresco”.
Chitarra, basso e batteria; trio classico da rock’n’roll. Ci si aspetterebbe la vivacità dei Minutemen o l’energia dei Nirvana e invece ci si ritrovano poche idee, per la maggior parte confuse e sfruttate male. Un’enormità di riff buttati un po’ a caso all’interno di un disco che suona per 45 minuti sempre troppo uguale.
L’album parte con il feedback di ”Ridi Pagliaccio” e rimane tra svariati riff, ritornelli, strofe e sterzate di batteria sempre sulla stessa dinamica fino a ”Piorrea”, forse il pezzo migliore, che inizia con un intro alla Motorhead ma poi si perde anch’esso in inutili cambi di tema. ”La Eco” è un tentativo di ballata non riuscito. Il richiamo di “Bleach” dei Nirvana nella parte finale dell’album è anche troppo palese, mentre la conclusiva ”Tesla Vs Marconi” è uno strumentale con buone idee che, però, non riescono ad essere messe a fuoco.
I Codeina hanno ancora molto da imparare dai compaesani Ritmo Tribale, storico gruppo milanese di Stefano Edda Rampoldi e non sfruttano l’eredità lasciata dai Pixies al grunge e al rock in generale dagli anni ’90 in poi. La band di Black Francis, Kim Deal e co. riusciva ad essere incisiva ed aggressiva con pochissimi accordi, canzoni che duravano poco più di un minuto e semplici riff suonati in modo ipnotico.
La complessità, nel rock, paga solo se istintiva e non se programmata.

Stefano Torrese 


– ASAP FANZINE (2/5)

Originale e divertente la presentazione dei Codeina che accompagna il cd Quore, primo lavoro della Band. Mattia Galimberti (voce e chitarra), Emanuele Delfanti (basso e cori) ed Emiliano Maggioni (batteria e percussioni) arrivano da Arcore. Il loro disco risente certamente di influenze grunge e hard rock, ma non mi ha convinto pienamente poichè attinge troppo a piene mani a sonorità inflazionate, soprattutto metal rock. Anche la vena creativa non mi è sembrata delle migliori, tranne che nel brano La eco, davvero originale, che mi ha ricordato qualcosa dei Verdena e che spero sia la strada che i Codeina percorreranno per staccarsi da quel filone metal-rock che personalmente ritengo non adatto a loro.

Marco Colombo

 

 

INTERVISTE

 DISINTEGRATION 
CODEINA
I Codeina realizzano il loro primo album dal titolo “Quore – Hidalgo Picaresco” nel quale costruiscono suoni ruvidi ma diretti, incisivi ma pervasi da melodie rock, post punk e psichedeliche. Un agglomerato di suoni che ci viene svelato da Emanuele Delfanti (basso e cori), oltre a raccontarci quanto ancora i Codeina vogliono realizzare.

Siete un trio, un tipo di formazione che nel rock ha sempre fatto sfracelli! Penso ai Nirvana, Jimi Hendrix Experience, i Cream e altri. Un genere di formazione che soprattutto dal vivo erompe in modo semplice e potente. Cosa ne pensi?

Non per niente la formula chitarra-basso-batteria è considerata la formazione base nel rock. Bastano i nomi che hai citato per avvalorare senza obiezioni la bontà di suddetta formula. Ultimamente abbiamo avuto la fortuna di vedere dal vivo anche gli Shellac di Steve Albini, tanta potenza come dici tu, ma soprattutto tanta sostanza. Questa è la parola d’ordine. Essere in tre ti permette forse una maggiore immediatezza, di essere più diretti, tralasciando tutti i fronzoli: questo sicuramente è l’impatto che vogliamo avere, sia dal vivo che in studio. Sostanza, verità, sincerità.

Voi esistete dal 1998 ma l’attuale formazione, che ti prego di riassumere, è nata da poco. E’ scattata subito la molla della coesione e della sintonia tra di voi? Insomma, musicalmente convergete?

Mattia è l’unico reduce del nucleo originario dei Codeina, io sono subentrato circa 4/5 anni fa, Emiliano è stato l’ultimo innesto. Pochi mesi fa però ha deciso purtroppo di abbandonare il progetto ed ora siamo alla ricerca della terza (e ci auguriamo definitiva) tessera del puzzle. Il feeling e la coesione ci sono stati fin da subito, gli intenti e la direzione intrapresi si sono rivelati invece differenti sulla lunga distanza. La convergenza musicale è indispensabile quanto la serietà e l’impegno, l’abbiamo imparato a nostre spese e a più riprese, la difficoltà forse sta proprio nell’identificarla nell’immediato.

“Quore – Hidalgo Picaresco” è il vostro primo album, ha un titolo “estroso”, un art work bello e concettuale, testi in italiano, una produzione sporca ma di qualità. Cosa altro ancora ha questo album che non ho menzionato?

L’attesa. La lunga lavorazione. La collaborazione di amici e la scoperta di persone disponibili e appassionate. L’abbiamo ridefinito il “parto dell’elefante” perché contiene tutto ciò che una gravidanza prolungata e problematica può comportare: speranze, frustrazioni, soddisfazioni, tanti sforzi e tante energie spese, cambi di formazione, sacrifici di tempo e sacrifici economici. La registrazione è stata portata a termine a settembre/ottobre 2009 e l’album ha visto la luce soltanto nell’estate 2010. In questo intervallo si è inserito l’invio dei rough mix alle etichette, l’attesa di un riscontro, la creazione di un nuovo art work con nuovo titolo annesso (non mi dilungherò sul perché si sia abbandonato il precedente ormai pronto), un nuovo mixaggio e mastering più i tempi di stampa e di consegna delle copie. Quest’album è il frutto di un impegno continuo, di una fiducia costante e di una volontà di ferro.

Avete usato sovra incisioni, a me sembra di no? Mi sbaglio?

Sì e no. Tutte le tracce sono state registrate direttamente live (grazie a Davide Perucchini e Gabriele Ferreri), ad eccezione di ciò che non abbiamo potuto fisicamente eseguire in contemporanea. Chitarra, basso e batteria sono suonate dal vivo quindi, mentre voci, seconde chitarre, sintetizzatori, sono stati incisi in un secondo momento. Per quanto riguarda il mixaggio ci siamo affidati a David Lenci, proprio perché ci tenevano ad ottenere quell’effetto, come tu hai definito, “sporco ma di qualità”. E’ un tipo di sound molto americano, d’impatto sonoro. La voce si mimetizza col resto: nell’ascolto volevamo ci si concentrasse sull’insieme piuttosto che sulla linea vocale o sul testo, attenzione tipicamente italiana. Molti ce l’hanno rimproverato infatti!

Per favore dimmi cosa ne pensi di questo: << un errore associarli solo alle camice di flanella e i Nirvana, pur citandoli in qualche occasione. Il sound è un ibrido tra Kyuss, Melvins, Sonic Youth…>> è un estratto della recensione. Secondo me le etichette e i riferimenti sono delle comodità da un punto di vista comunicativo, ma badando alla musica ho scritto << è un lavoro che pur presentando qualche pezzo meno incisivo ha personalità e quell’attitudine sfrontata alla quale ogni esordiente dovrebbe dare voce>>. Mi dai una tua opinione?

Etichette e gruppi di riferimento lasciano il tempo che trovano, ma capisco benissimo la comodità comunicativa di cui parli. Non abbiamo mai cercato di rientrare in un calderone e abbiamo sempre rifuggito ogni tipo di qualificazione, anche se inevitabile. E’ divertente osservare come nelle recensioni veniamo accostati a gruppi diversi anni luce e a generi davvero inconciliabili tra loro: forse questo è il segno che dopotutto non siamo così facilmente inquadrabili, per cui è un obiettivo che si può dire raggiunto. I Nirvana ci sono, sono stati un gruppo fondamentale per noi, ma data la loro importanza sono ravvisabili innegabilmente in migliaia di band dal sound sporco, diretto e incazzato: è facile, è come ritrovare i Beatles nel pop. E’ inevitabile: esistono gruppi che hanno influenzato e influenzeranno sempre. Kyuss, Melvins, Sonic Youth sono tutti gruppi che amiamo, ma sarebbe riduttivo limitare le nostre influenze a questi nomi. Ci sono i Queens of the Stone Age, Steve Albini con gli Shellac, i Big Black e i Rapeman, le sonorità della Touch & Go, ammiriamo molte band dell’underground italiano come Dead Elephant, Lucertulas, Putiferio, Zeus!, One dimensional Man, Uzeda. C’è il punk hardcore, la psichedelia e tanto altro. Un paio di pezzi dell’album forse possono risultare meno “incisivi”, probabilmente ti riferisci a quelli dei Codeina più “antichi”, ma rappresentano comunque dei passi importanti e indispensabili del nostro viaggio. Per quanto riguarda personalità e attitudine puntiamo sempre ad un approccio libero e senza compromessi: siamo convinti e decisi in ciò che facciamo, senza badare troppo al riscontro, all’artificio. Suoniamo sì con trasporto, (i nostri volumi ci obbligano a concentrarci sull’elaborazione o sull’esecuzione di un pezzo), spesso improvvisiamo, ma molto viene anche aggiunto, tolto, rielaborato in un secondo momento. Abbiamo un’innata simbiosi con le elucubrazioni (o meglio seghe) mentali!

I testi: frasi brevi, a volte parole che si susseguono. Mi sembra che ci sia del sociale e qualcosa di più personale. Puoi darci una panoramica?

I testi puntano ad essere enigmatici, evocativi in un certo senso senza rispecchiare una linea narrativa. Vogliono dare delle immagini, delle sensazioni a cui ancorarsi e in cui ritrovarsi, rispecchiarsi. Ci piace poi l’idea dell’interpretazione personale da parte dell’ascoltatore, non soltanto nel senso ma anche nell’effettiva percezione delle parole. Diventa così qualcosa di non più esclusivo al nostro bisogno comunicativo, ma qualcosa in continuo divenire e “illimitatamente individuale”. Dentro ci sono episodi quotidiani, contraddizioni proprie ed osservate, sfoghi, introspezione, qualcosa di sociale, tanto sarcasmo e ironia.

Siete stati pubblicati dalla Vacation House, come ci siete arrivati? Inoltre puoi dirmi come vanno le cose dal vivo? Riuscite a trovare spazi e possibilità per suonare?

Eravamo in contatto con la Vacation e con Rudy Medea, già qualche anno prima, quando gli avevamo spedito il nostro primo demo. C’era già l’intenzione di realizzare qualcosa, ma anche lì ci siamo ritrovati ad un certo punto senza batterista e abbiamo dovuto rinunciare temporaneamente alla cosa. Subentrato Emiliano e terminate le registrazioni di “Quore” abbiamo inviato i promo alle etichette che reputavamo più interessanti. Rudy ci ha risposto proponendoci nuovamente una collaborazione che finalmente siamo riusciti a concretizzare. L’ambito live invece è sempre abbastanza discontinuo. Ci si appoggia su amicizie, collaborazioni, raramente qualche invito da parte di locali o gruppi, ma le occasioni per esibirsi e gli stessi spazi sono sempre meno e soprattutto si tratta sempre degli stessi circuiti. Credo che sia un problema tipicamente milanese unito alla scarsa cultura live del pubblico italiano: poco curioso e che fatica ad accostarsi all’ascolto senza un grande nome. Milano e provincia racchiudono club interessanti ma attorno ai quali levita un insensato elitarismo, un’inspiegabile snobismo che risulta controproducente perché rende tutto stantio, immobile, rancido, quando alle fondamenta brulicano e scalpitano tante band di valore.

Dunque, il primo album è finalmente arrivato, dopo anni, ed ora? I progetti nell’immediato quali sono?

Dunque…te li elenco in rigoroso ordine cronologico:
1) trovare un batterista definitivo, per non doverci appellare necessariamente ad una fredda e scolorita drum machine di seconda mano.
2) trovare una buona etichetta di booking per poter promuovere live il nostro album, soprattutto al di fuori dei nostri ormai fin troppo battuti lidi. Ci piacerebbe girare un po’ per l’Italia.
3) per realizzare al meglio il punto 2 sarà indispensabile un furgoncino e una macchina delle bolle.
4) trovare un buon ufficio stampa che supporti il nostro operato.

Durante tutta questa ricerca, l’intento principale sarà ovviamente la produzione e l’elaborazione di nuovi pezzi per approdare ad un secondo album.

Bene, ti ringrazio per questa chiacchierata e come è d’abitudine Disintegration ti offre la chiusura di questa intervista.

Ne approfitto allora per accelerare i tempi di realizzazione del sopra citato punto 1. Vorrei lasciare i nostri contatti per chiunque fosse interessato a sedersi in pianta stabile sul seggiolino dei Codeina. Ci potete trovare su myspace (www.myspace.com/codeina) e contattarci direttamente tramite mail all’indirizzo info@codeina.it . Grazie davvero Alberto. A presto!

Alberto Vitale

– ALLIGATORE BLOGSPOT

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(https://www.blogger.com/comment.g?blogID=6977202644584422409&postID=6027286343178205234)

– MUSIC LINKER

(http://www.musiclinker.it/e107_plugins/videos_page/video_view.php?vid=34)

 

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